La riforma della scuola media di anno in anno le classi successive, ha resa necessaria una moltiplicazione enorme e tumultuaria delle sezioni parallele. E come se questa causa di disordine non bastasse, l'art. 17 del regolamento 28 agosto 1906, riducendo ad un tratto da 50 a 40 il numero massimo degli alunni in ogni classe delle scuole tecniche,43 ha prodotta in queste scuole una pletora anche maggiore di sezioni extravaganti; e per coprire le cattedre cosf improvvisamente moltiplicate non è parso vero alla burocrazi; di ricorrere al lavoro straordinario degl'insegnanti che erano già in ufficio, invece di aumentare i posti di ruolo con una spesa assai piu grave. Cosf quasi tutti gl'insegnanti arrotondano con le retribuzioni delle classi aggiunte lo stipendio normale fino a una misura che non si può certo dire insufficiente ai bisogni della vita; e nessuno può dire che questo sia male; ma la scuola è oramai profondamente e inesorabilmente disorganizzata; ed è una ignobile ironia il cianciare di riforma scolastica e di rinnovamento dei metodi didattici senza provvedere intanto a. togliere questa abiezione didattica e morale, in cui nessuna riforma è possibile ed ogni promessa di riforma è un inganno. È mai lecito credere che un insegnante impartisca un efficace insegnamento con 28 ore di lezioni settimanali? Diciotto ore settimanali, a chi volesse farle con la doverosa intensità e accompagnarle col necessario lavoro extrascolastico, imporrebbero un lavoro non indifferente ma certo sopportabile. Ventuna o tutt'al piu ventidue ore settimanali rappresenterebbero una fatica, non ancora insopportabile, ma oltre la quale a nessuno dovrebbe a nessun patto essere consentito di andare. Chi oltrepassa questo limite, deve cominciare subito o a trascurare la scuola, o a perdere ogni contatto con la cultura scientifica, filosofica, didattica, oppure deve rovinare la propria salute togliendosi a breve scadenza la possibilità di compiere efficacemente il suo dovere. Gli insegnanti, che fanno 28 ore di lezioni settimanali, non possono fare il loro dovere e se non corriamo con sollecitudine ai ripari, non passeranno molti anni e la maggior parte degl'insegnanti d'Italia non sarà piu che un'accozzaglia di vecchie macchine sfiancate e rugginose, da cui sarebbe vano aspettarsi qualsiasi lavoro. Quand'anche il lavoro straordinario delle classi aggiunte non abbrutisse gli insegnanti, esso andrebbe senza alcun dubbio combattuto perché impedisce ogni seria organizzazione degli studi. Un insegnante, per es., di matematica, il quale abbia 28 ore settimanali di lezione, deve impartire almeno 1O OI'e delle sue lezioni nelle ore pomeridiane, cioè in un periodo della giornata in cui non solo egli sarà esausto dal lavoro della mattina, ma gli alunni non saranno in grado di seguire con profitto la lezione. Che dire, poi, delle ore in cui gli alunni sono mandati a g1ronzare per 43 Questo provvedimento è utilissimo, e se una cnt1ca gli si può fare, è che il massimo degli alunni non sia stato anche piu abbassato. Ma bisognava attuarlo gradatamente, e non a un tratto, via via che si fossero avuti sottomano gl'insegnanti idonei a tenere le nuove classi: è meglio affidare una classe di 50 alunni a un insegnante bravo e non sopraffatto dal lavoro eccessivo, che sdoppiare questa classe fra insegnanti raccolti tumultuariamente e schiacciati dal troppo lavoro. Ma questo è il destino della Minerva: il male lo fa bene, e il bene lo fa male. 613 BibliotecaGino Bianco
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