Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica fanno valere anche contro l'ispettorato, che cioè essi rappresenterebbero una minaccia per la libera iniziativa e per la dignità degl'insegnanti. "Piu funesta di una persecuzione personale, che mirasse a danneggiare la nostra carriera, peserebbe," dicono alcuni, "l'invadenza di un ispettore, che pretendesse regolare a suo talento e piegare al suo gusto individuale l'opera nostra, e segnare i metodi ed imporre i libri di testo, e suggerire le idee, l'ordine, le parole, il tono, il gesto delle nostre lezioni. Una lezione pensata da una testa e svolta da un'altra si smarrisce in una foresta di dubbi, di contraddizioni, di sofismi, ecc. Il principio della libertà e della responsabilità dell'insegnante è la piu preziosa guarentigia di successo per ogni istituto di educazione. Esiga pure l'ispettore didattico che ognuno di noi risponda dell'opera sua, ma non intralci il sentiero, non attenti alla nostra libertà, non aspiri a convertire l'autorità sua in una specie di tutela o _di baliaggio. Il metodo è la forma in cui il contenuto vivo di una personalità pedagogica si svela e mutare il metodo non si può, se non si rinnova nel tempo stesso la dottrina ove per l'addietro la mente riposava." Parole sacrosante, quando il maestro riesce bene nella propria opera e perciò ha il diritto di non essere seccato da nessun ispettore o consigliere, che pretenda insegnargli il modo di far diversamente ciò che egli fa per conto suo ottimamente. E il numero di questi maestri, i quali avranno il diritto di respingere aiuti e consigli inutili, crescerà - speriamolo - con la serietà e rigidità dei concorsi, con la riforma universitaria, col tirocinio pratico. Ma qualche incapace o svogliato riuscirà, certo, anche per l'avvenire ad introdursi fra gl'insegnanti; e degl'insegnanti attuali parecchi hanno bisogno di essere scossi, spoltriti, corretti da abitudini didattiche sbagliate; e anche gl'intelligenti possono aver bisogno di uno stimolo o di uno sprone: è cosf gradevole addormentarsi nella routine, schivare la fatica, perseverare nei vecchi sistemi, massime se sono cattivi! Lo sforzo è sempre doloroso, la lotta è sempre gravosa anche ai forti: e l'insegnamento è una lotta continua. E qualcuno che in caso di necessità possa dire autorevolmente avanti! oppure basta! è ben necessario. Il maestro deve essere pienamente libero nella sua opera a patto · che raggiunga il programma o fine che in quella determinata scuola è alla sua opera assegnato. Ma se questo fine egli si dimostra incapqce di raggiungerlo, allora non ha il diritto di parlare di dignità e di libertà: il suo metodo d'insegnamento è dimostrato erroneo dai cattivi risultati di esso ed egli, o deve mutarlo, oppure se le sue "intime convinzioni didattiche" gli impediscono di far lezione come i suoi alunni esigono, deve rinunziare all'ufficio e vivere colle rendite dei suoi latifondi libero e dignitoso. Si tratta, in fondo, anche qui di un patto bilaterale fra l'insegnante e l'amministrazione scolastica. Questa dice all'insegnante: io ho bisogno, non di tutta la vostra scienza, che potrà essere grande magari come il mare, ma di una parte del vostro sapere manipolato e dosato in modo che conduca questi alunni, in questa scuola, a gnesto fine; io ho il diritto e 604 BibliotecaGino Bianco

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