Problemi di riforma scolastica oggi è spesso. Perciò il criterio della anzianità non è il migliore, e se è da chiedere una certa ragionevole età ed esperienza dì cose scolastiche, è pure da chiedere che gli anni di servizio non stano un titolo di preferenza. Si stabilisca pure un certo numero di anni come minimo necessario, supponiamo dieci. Ma nel giudicare comparativamente, l'aver venti anni cli servizio non sia titolo di preferenza. L'anzianità deve essere titolo di ammissione al concorso per la presidenza, ma non titolo di preferenza. Negl'istituti occorre giovinezza e vigoria, agilità e plasticità di mente, energia fisica, per dirigerli. I titoli di preferenza devono ei:sere in primo luogo quelli di cultura. E siccome la cultura del capo dell'istituto deve essere rispondente al fine della scuola che dirige, non sarà titolo valido a un puro matematico l'esser matematico per dirigere una scuola classica, né al filologo puro l'esser filologo per dirigere una scuola tecnica. Per me sta che una scuola classica deve essere diretta da un uomo valoroso in studi storico-filologici o filosofici, una scuola di fisico-matematica da uno scienziato, una scuola d'agraria da un professore di agraria, una scuola di commercio da uno che provenga da studi superiori di commercio, e cosi via. Oggi, quanto alla competenza dei capi d'istituto siamo in piena anarchia. Se avessi tempo e voglia (non è escluso che un giorno o l'altro mi venga) farei una graziosissima statistica dei capi d'istituto, che dirigono scuole, nelle quali non sarebbero promossi nemmeno come scolari di primo anno! Ma non si creda che sieno sufficienti nel capo d'istituto titoli di cultura conformi all'indole della scuola da dirigere. La cultura del capo d'istituto non deve essere unilaterale e troppo specializzata: sarà sempre necessario che le commissioni nel dare il loro giudizio particolareggiato sui titoli dei vari candidati alla presidenza, rilevino il difetto di unilateralità e di eccessiva specializzazione: mali e<>ntroi quali non si combatterà mai abbastanza, dovunque essi si annidino. Accanto ai titoli scientifici, da valutare con i criteri indicati, di altri titoli bisognerebbe tenere uno ~pecialissimo conto, cioè, di quelli che comprovano la cultura pedagogica del futuro preside. Un preside deve essere competente in materia di legislazione scolastica, mentre oggi avviene assai di frequente che diventi preside chi è affatto ignaro di questa materia, e deve studiarla via via durante la sua carriera di preside. Con quanto profitto delle discussioni che si fanno nel consiglio dei professori, lo dicono... perfino i muri delle sale di discussioni, sebbene non lo dicano i verbali - sommarii e spero volutamente sommarii - delle discussioni. Né questa sua cultura deve essere da serge~te che sappia a mente tutti gli articoli del regolamento. Dio ci liberi dai presidi-regolamento, che tutto riducono a questioni di forma. La sua cultura di legislazione scolastica deve essere profonda e critic_amente acquistata, né deve aver minore consapevolezza del jus condendum che conoscenza precisa del jus conditum. Deve conoscere le aspirazioni della scuola, intenderne la funzione sociale, intuire le esig<;nze nuove: il suo deve essere fiuto di storico e di uomo politico. Nel corpo insegnante egli deve essere iniziatore e direttore di discussioni utili, animate da ossequio alla legge, ma insieme da ardore di rinnovamento e di elevazione. Solo quando il preside possegga questa competenza pedagogica, e ne abbia dato le sue pubbliche prove, non solo in un concorso, che è il meno, ma continuamente, parlando e scrivendo e facendo sentire intorno a sé la vita che lo anima di dentro, la sua autorità di consigliere e di amico non gii potrà mancare. La quale invece mancherà in eterno agli ispettori viag• gianti, che lasciano dopo la breve visita, la loro pillolina, e sono a un tempo consiglieri e giudici e inquisitori, e col consiglio possono lasciare la promozione o una croce di cavaliere, oppure il ritardo della promozione o un non desiderato trasferimento. 32 al quale senza il concorso sarebbe toccata la bazza di nominare i presidi. Ora, una delle due: o costui agf in buona fede, e allora il cattivo risultato dei concorsi dimostra che egli non aveva il modo di indicare agli altri commissari i candidati migliori, e quindi il Ministero è incompetente a scegliere i presidi; o agf in mala fede per discreditare il sistema dei concorsi e determinare il ritorno all'antico, e allora il sistema dei concorsi appare piu necessario che mai, purché dalle Commissioni esaminatrici si escludano i burocratici troppo interessati a far andar le cose male. Oggi i presidi sono nominati dal Ministero su una lunghissima lista di nomi, ordinati secondo l'anzianità, e approvati dalla Giunta del Collegio Superiore per la istruzione media; ma la Giunta non ha altri elementi per formare la lista se non le informazioni della burocrazia: quindi, se non è zuppa, è pan bagnato. 37 "Nuovi Doveri," I, pp. 154-5. 602 BibliotecaGino Bianco
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