Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di 1·iforma scolastica VI Quando il giovane abbia attraversato vittorioso le prove del concorso e del tirocinio pratico, deve essere abbandonato del tutto a sé, libero da ogni sorveglianza, non aiutato da nessun consiglio, esente da ogni responsabilità, per tutta la vita? Evidentemente no. Ma come organizzare questa sorveglianza in modo che riesca seria, bene coordinata, non umiliante; e come evitare che il consiglio degeneri in oppressione tirannica nemica d'ogni novità e d'ogni progresso didattico? Quis custodiet custodes? Questo problema è stato ampiamente e vivamente discusso in Italia in questi ultimi anni in occasione dei numerosi progetti e controprogetti di legge presentati al Parlamento, o .escogitati dai progettisti d'occasione, per istituire l'ispettorato. In queste discussioni è stato notevole il fatto che mentre nessuno constatava la necessità di un ispettorato, tutti i progetti che venivano formulati in linee concrete, presentavano tanti pericoli e tanti difetti sicuri di fronte a cos1 scarsi e a cos1 problematici pregi, che nessuno di essi appariva accettabile. È stato merito del Mazzoni e del LombardoRadice avere posto il problema su una nuova base, affermando e dimostrando che l'ispettorato, inteso come organo permanente e specifico di sorveglianza didattica e disciplinare sugl'insegnanti, non si può bene organizzare, e sarebbe un istituto inutile, o rappresenterebbe per il progresso didattico e per la pace della scuola un continuo gravissimo pericolo. La scuola - ha scritto il Mazzoni - deve andare, piu che sia possibile, libera e sciolta da vincoli: l'insegnante deve essere responsabile dei frutti, non del inodo della cultura. Per ciò le ispezioni continue, sistematiche, le credo piu dannose che utili. Ognuno ha le sue idee, e, naturalmente, tende a imporle agli altri; a parte le possibili, se non disonestà, indelicatezze, per ciò che riguarda i libri di testo, ecc., sarebbe nocivo che un valent'uomo, solo perché ispettore, pretendesse modellare gl'insegnanti, a lui sottoposti gerarchicamente, secondo la propria immagine e secondo la propria dottrina, per egregi che mai fossero. Del retto andamento di una scuola deve far fede alla scolaresca, ai superiori, alle famiglie, principalmente la reputazione che l'insegnante ha saputo moralmente ed intellettualmente acquistarsi. Finché le cose van bene, non v'è ragione perché intervengano ispettori, a verificare quanto i ragazzi sanno, a che punto è lo svolgimento del programma, se i libri di testo sono i migliori possibili, e via dicendo. Né (si osservi bene) dà guarentigia vera, per le giuste lodi agli insegnanti buoni, che càpiti ogni tanto nella scuola un ispettore, il quale non potrà se non subire fatalmente le fallaci impressioni della giornata, degli alunni interrogati, delle risposte avute, delle proprie tendenze o gusti o opinioni. A uno toccherà un ispettore di manica larga; a un altro di manica stretta: quegli avrà grandi lodi per un bel tema che sarà stato ammirato dall'ispettore; questi invece sembrerà un cattivo o mediocre maestro, per qualche componimento spropositato, o per una classe di grulli. Io son dunque nemico degli ispettori, o,ganismo costante, superiore al corpo degli insegnanti. 30 E il Lombardo-Radice: È controllabile il lavoro dell'insegnante? A me pare di no. È un delicatissimo lavoro, fatto di intimità di spirito fra maestro ed alunni, pel quale alunni e maestro di30 "Nuovi Doveri," I, pp. 12-3. 596 BibliotecaGino Bianco

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==