La ri/orma della scuola media ventano una cosa, uno spirito nuovo che palpita con molte anime in un solo pensiero; una piu larga spiritualità, ch'è data dalla collaborazione di maestro ed alunni. Fate che un estraneo entri nella scuola; la lezione viva non c'è piu. Insegnante ed alunni sentono che devono dare spettacolo di sé, che devono essere giudicati, e ripetono una parte, sforzandosi di eseguirla il meglio possibile. Il piu vivo degli insegnanti non può ottenere dinanzi a un estraneo la collaborazione, ma la ripetizione; non può mostrare la qualità dell'opera sua, ma la quantità delle notizie. L'insegnante non scrutina ma interroga; non scava nell'animo dell'alunno, ma spiega. E tutto riguarda il già fatto; mai l'ispezione può sorprendere il momento della creazione didattica, il nascimento del nuovo. Maestro ed alunni ripetono, cercano istintivamente di scegliere i punti meglio conquistati, saltano su quelli non ancor chiari, mentiscono senza volerlo, lasciando in una discreta ombra ciò che l'istinto di conservazione indica loro come pericoloso, dinanzi a quell'uomo, di cui si cerca di indovinare il pensiero, di cui si domanda a ogni istante: che cosa dirà di questo? Se l'ispettore tace sempre, è sempre uno spinoso interrogativo; se parla e si pronunzia su qualche cosa, la menzogna si aggrava, perché giovani e maestro intonano a quella dichiarazione tutto il resto dello spettacolo. Questo istrionismo è soprattutto caratteristico negli alunni. E se l'insegnante, ove avvenisse un piccolo incidente e trapelasse un dissidio (l'ispettore è un uomo anche se è galantuomo!) e non avesse una grande prontezza di spirito (l'insegnante non è detto che abbia i nervi di acciaio) - comincerebbe il panico nella scolaresca. Il risultato è sempre un trucco. I piu istrioni riescono meglio. E l'ispettore esce sempre dalla classe con un dubbio morale: sono sicuro io di che cosa valga quell'insegnante? E va a finire sempre per farsi chiarire il dubbio dal capo dell'istituto al quale chiederà informazioni, delle quali potrà sempre, del resto, dubitare. E nel dubbio, se ha coscienza, si deciderà a giudicare con elementi estranei alla visita: penserà al buon nome che gode quell'insegnante negli studi, al giudizio che ne fanno gli altri. .. Entreranno nel suo giudizio la diligenza, le doti morali, la passione che l'insegnante ha per la scuola, l'integrità del carattere? Certo che sf, ma questo giudizio non viene dalla breve visita. Questo giudizio può darlo solo chi conosca quotidianamente, intimamente l'insegnante, vivendo nella stessa città, sentendolo parlare di ogni argomento, avendo rapporti cogli stessi giovani, conoscendo i giudizi delle famiglie. È puntuale l'insegnante? Ma questo lo sa il preside, lo sanno gli alunni, lo sanno i colleghi: non lo sa l'ispettore. Ha tatto con gli alunni? Ma questo lo sanno gli alunni, i colleghi, il preside e non l'ispettore. Ha vedute chiare in questioni relative alla scuola? ma questo lo sa il consiglio dei professori e non lo sa l'ispettore. Ha abitudini di studio? ma questo lo sa chi gli vive vicino non chi viene da lontano. Ha riputazione nella scienza? ma l'ispettore lo deve sapere prima di visitarlo, prima di prendere il treno. Sa insegnare? ma questo lo sentono gli alunni, lo dicono i risultati degli esami, se gli esami sono fatti con serietà e l'insegnante non è a un tempo operaio e collaudatore. E l'ispettore deve uscire sempre amleticamente dall'aula della scuola visitata, dicendo dentro di sé: ho ispezionato o non ho ispezionato ?31 E a conferma di. quanto scrivono il Mazzoni e il Lombardo-Radice sta il fatto, che fuori d'Italia le scuole medie o non hanno nessun ispettorato, o quello che c'è non funziona affatto o funziona male, oppure si chiama ispettorato ma ha tutt'altre funzioni che quello di viaggiare di qua e di là per fiutare quel che fanno gl'insegnanti. En Rumanie - scrive il Girard32 - en Belgique, en Norvège et en plusieurs autres pays, les inspecteurs font bien une fois par an des tournées régulières et donnent 31 "Nuovi Doveri, 11 I, pp. 100-1. 32 Paul Girard Fréderic. Romanista. Professore a Bordeaux e a Montpellier sino al 1888, indi alla facoltà di diritto di Parigi, sino al suo ritiro, avvenuto nel 1924. [N.d.C.] 597 BibliotecaGino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==