Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica di questi piccoli problemi, a cui guardano con disdegno i grandi o gli pseudo-grandi scienziati, significa un gruppo di difficoltà di piu o di meno opposte agli alunni; e il maestro, che entri nella scuola senza sapere che quei problemi esistono e quale sarebbe di ciascuno di essi la soluzione migliore e piu pratica, o perderà molto tempo in esperimenti incoordinati e dannosi agli alunni prima d'imparare a bene insegnare, oppure prenderà l'abitudine di insegnare sempre male perché ha cominciato con un dirizzone. La capacità didattica - si dice - non si acquista per lezione altrui: magister nascitur; la esperienza poi affina le attitudini naturali: fit fabricando faber; e cosf si forma il buon maestro. E certo Socrate non ebbe bisogno di nessuna laurea e di nessun assistentato per essere quel maestro che fu. Ma dove andrà a pescare il Ministro della P. I. diecimila e piu Socrati:, quanti ne occorrerebbero alle nostre scuole? I Socrati purtroppo nor. sommano a tanti neanche nel nostro paese, sebbene anche da noi - direbbe Heine - il Governo abbia cicuta abbastanza per avvelenarli tutti. D'altra parte anche un uomo d'intelligenza media e sinceramente desideroso di fare il bene può tenere una buona strada e diventare eccelknte maestro, se sia bene diretto e possa usufruire della pratica altrui. E allo stesso uomo superiore non sarà di scarso aiuto il conoscere i frutti di questa pratica in modo che serva anche a lui il secolare lavorfo dei suoi predecessori, ed egli non sia obbligato a chiedere alla sola iniziativa . . propna ogm cosa. Chi si trova oggi ad un tratto sbalzato dall'Università in una scuola media senz'altra guida che le innocue lezioni del magistero, non ha dietro a sé che la sua esperienza di alunno. E a questa, infatti, egli ricorre per suggerimenti. Si sforza, cioè, di ricordarsi quel che facevano in illo tempore i suoi vecchi maestri, quali temi assegnavano, come correggevano i lavori, come facevano le spiegazioni, come si regolavano nelle ripeti;zioni, con che ordine svolgevano la materia, quali classici adoperavano: prende, insomma, come norma le abitudini didattiche di cinque, dieci, quindici, venti anni prima: tutto il lavoro degli ultimi tempi gli è ignoto. Se è un uomo d'ingegno, corregge fino da principio quei piu gravi difetti di metodo del suo vecchio modello, di cui egli ebbe come alunno piu duramente a soffrire; e poi via via che la esperienza giornaliera lo .:onsiglia, perfeziona a poco a poco il suo modo d'insegnare; ma molti problemi metodici gli resteranno per sempre ignoti, e di molti perfezionamenti escogitati da altri non sospetterà neanche l'esistenza. Se poi è un mediocre, egli riprende meccanicamente le abitudini dei suoi vecchi professori, buone o cattive che fossero, e le applica senza badare tanto per il sottile ai nuovi pazienti che il caso gli va via via affidando. È chiaro che tanto all'ottimo quanto al mediocre un anno di tirocinio pratico presso un insegnante che abbia ingegno ed esperienza, riescirà d'immensa utilità: perché il primo imparerà gli ultimi e i migliori espedienti della 588 BibliotecaGino Bianco

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