Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La riforma della scuola media ca inferiore, che avesse nel primo biennio seguito il magistero d'italiano, latino, geografia, psicologia, seguirebbe nel secondo biennio i corsi di magistero di aritmetica, di scienze naturali, di fisica nella Facoltà di scienze, e continuerebbe a frequentare il corso di latino se ne sentisse tuttora la necessità. Chi aspirasse a insegnare latino e greco e filosofia nell'ultimo biennio della scuola classica, e non avesse seguito nel primo biennio di magistero i corsi filosofici, li seguirebbe nel secondo biennio; o viceversa, se avesse cominciato coi corsi filosofici, finirebbe coi corsi filologici. Coloro che insegneranno scienze nell'ultimo quadriennio della futura scuola moderna, seguiranno nel magistero di lettere i corsi della lingua moderna, in cui il loro insegnamento dovrà essere dato. Chi si crederà capace di fare tutto da sé, padronissimo d'iscriversi ai soli corsi obbligatort E cosf di seguito secondo le esigenze di ciascuno. E via via che si mutassero gli ordinamenti delle scuole medie, muterebbero i programmi dei concorsi-esami di stato; e ciascun aspirante all'insegnamento seguirebbe l'uno piuttosto che l'altro corso di Facoltà o di Magistero, in vista dei programmi dei futuri esami. È una riforma questa, che noi giudichiamo indispensabile non solo alle scuole medie future, ma anche alle attuali, dato che esse debbono rimanere immutate. E di qui, cioè dalla riforma della scuola universitaria, deve cominciare la riforma della scuola secondaria. IV Sapere quel che si deve insegnare e in che modo la ricerca scientifica elabori quel che si deve insegnare, è molto per il futuro maestro, ma non è tutto. Questa società, in cui la scuola vive e a cui la scuola deve servire, donde viene? dove va? e soprattutto dove è bene che vada? Nell'intricatissimo viluppo di tendenze, che si aggrovigliano nel movimento sociale e si disputano l'avvenire, quale la scuola deve secondare, quale correggere, quale senz'altro reprimere? Credere che uno possa essere buon maestro senz'avere risoluto onestamente per sé questi problemi, senza essersi formata nessuna consapevole convinzione filosofica, religiosa, sociale, a cui chiedere l'indirizzo della propria opera educativa, significa credere che la scuola possa compiere un efficace ufficio educativo con maestri indifferenti dinanzi ai grandi problemi della vita morale e sociale o, peggio ancora, disposti ad essere massoni oggi e clericali domani, secondo imponga S. E. il Ministro: è come affidare a un cieco inguaribile il compito di aprir gli occhi alla luce a quei ciechi che aspettano la guarigione. Noi non ripeteremo qui quanto abbiamo scritto nel primo capitolo sui danni che dalla assenza di ogni spirito filosofico ha sofferto la scuola media nei cinquant'anni passati. E lo spirito della scuola non è altro che lo spirito del maestro che nella scuola insegna. 581 BibliotecaGino Bianco

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