Problemi di riforma scolastica E insieme alla libertà diamogli la responsabilità delle sue az10n1: riconosciamo un peso notevole nei concorsi alle pubblicazioni scientifiche, in modo che un lavoro mal fatto o la mancanza di ogni lavoro presentabile rappresenti una inferiorità non trascurabile di fronte a chi abbia saputo bene ordinare i propri studi universitari 16 : e tanto peggio per chi dell'autonomia concessagli non avrà saputo approfittare. In tutto il tempo, che durante i quattro anni universitari rimarrebbe cos1 libero al giovane, questi dovrebbe non solo seguire quei corsi di Facoltà che giudicasse opportuni alla sua preparazione scientifica, ma anche procurarsi la cultura che secondo i programmi di concorso è necessaria nella scuola in cui egli aspira ad insegnare. La massima parte di questo lavoro il giovane deve farlo da sé. Far da sé: ecco ciò che gli studi universitari devono soprattutto pretendere dal futuro professore, affinché questi sia a sua volta capace di educare a far da sé gli alunni delle scuole secondarie: se la università impedisce ogni iniziativa personale e obbliga a una continua passività il futuro maestro, non è naturale che questi faccia altrettanto in seguito coi suoi alunni? potrà mai uno schiavo essere maestro di libertà? Questo, per altro, non vuol dire che nell'Università i giovani non debbano trovare nessun aiuto a far da sé e che quell'assistenza di maestri che si reputa necessaria per la preparazione scientifica, sia del tutto superflua per l'acquisto di una larga e complessa cultura. Oggi questa larga e complessa cultura si pretende che i giovani la portino dal Liceo. Non devono essi possedere la "cultura generale"? Non devono essi conoscere tutta la storia, tutta la chimica, tutta la geografia, tutta l'antichità classica, tutta la matematica, e cos1 di seguito? Che bisogno c'è di fare studiare la storia al futuro professore di storia? Egli l'ha imparata nel Liceo, e nell'Università oramai non gli resta che imparare, o nei corsi monografici di Facoltà il metodo per diventare produttore di storia, o nei corsi di magistero il metodo per diventare venditore di .storia. Cosf noi abbiamo ragionato finora; ed abbiamo ragionato assai male; e gli effetti del nostro errore li sconta la scuola secondaria. Il giovane, che esce da una scuola media d'alta cultura, ha diritto - ripetiamolo fino alla noia - di ignorare molte cose: egli deve avere solo la capacità di seguire con profitto qualunque genere di studi universitari, e l'università in complesso idee diverse da quelle che sono state manifestate in questi ultimi tempi dal GRAF nella "Nuova Antologia" del 1° novembre 1906; dal VOLPE nella "Critica" del 20 novembre 1907; dal SAvJ L0PEZ nella "Rassegna contemporanea" del marzo 1908· dall'ENRIQUESnella "Rivista di Scienze,,, n° 5 e 6 del 1908. Si vedano anche MARTINIe FE~IS, Ordinamento generale degli istituti di istruzione superiore, Milano, Hoepli, 1895, pp. 18 sgg., PIAZZI, La scuola media, pp. 403 sg. 16 Ai neolaureati si potrebbe anche concedere che presentassero la tesi manoscritta, la quale può essere pregevole senza che sia ancora pubblicabile. Naturalmente a questi titoli scientifici non si dovrebbe dare egual peso per tutte le scuole. Per esporre in un dato concreto la nostra opinione, diremo che in un concorso per il grado inferiore della Scuola classica e moderna noi trasferiremmo alle prove d'esame i punti, che il regolamento attuale assegna ai titoli accade'mici, e lasceremmo intatto il peso dei titoli scientifici. Invece, in un concorso per il grado superiore delle Scuole di alta cultura, noi divideremmo in parti eguali fra i titoli scientifici e le prove d'esame i punti, che l'attuale regolamento largisce ai titoli accademici. 578 BibliotecaGino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==