Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica coli fuscellini per la piccola stufa necessaria a riscaldare i mocciosi di dieci anni; e lascia cader sul profanum vulgus della scuola la sua profonda dottrina - attinta a fonti di prima mano, badiamo bene! - col gesto ieratico di chi porta in sé tutta la maestà della scienza; poco disposto a scrutare lo spirito degli alunni per comprenderlo e farsi comprendere; detestato e deriso da una società, che non perdona tali atteggiamenti aristocratici o claustrali se non a chi può dominarla dall'alto della potenza o della ricchezza o di un grandissimo ingegno.2 E costui - si badi - porta almeno nella scuola un patrimonio di dignità morale: quella dignità che non manca mai a chi segue la via maestra del lavoro. Egli può dire a chiunque che il suo ufficio lo ha conquistato da sé e che nessuno può rinfacciargli alcun atto di servilismo o di viltà. Se ignora ciò che piu l'insegnante dovrebbe conoscere, e dà importanza a ciò che meno ne merita, non è colpa sua, ché fa quel che sa e può, ma di chi lo ha preparato al suo ufficio con un sistema di studi sbagliati. Ma che dire di quegli infelici, i quali sono forniti d'ingegno inferiore alla sufficienza, e hanno strappato la laurea per pietà, ma protetti da politicanti o da burocratici disonesti, sono riesciti per cinquanta anni a penetrare nelle scuole, prevalendo troppo spesso su chi aveva_troppa dottrina e dignità per abbassarsi a postular favori? Che dire di coloro, che sono entrati nelle scuole senza essersi dato neanche il disturbo di un corso regolare di studi e coi soli titoli che per essere conquistati non richiedono se non vigliaccheria e ottusità morale? Quanti sono costoro? Non la maggioranza, per fortuna; ma molti, pur troppo! Se noi dovessimo esprimere in cifre il frutto della nostra esperienza personale, diremmo che fra gl'insegnanti italiani un terzo è di uomini intellettualmente e moral2 A chi giudicasse eccessiva la critica, che noi facciamo dei nostri ordinamenti universitari, ci basterà mettere sotto gli occhi la seguente pagina di PASQUALE VrLLARI estratta da una relazione approvata nel 1888 dal Consiglio Superiore: "Da noi la Facoltà di lettere e la Scuola magistrale 'liniversitaria sono di fatto una sola e medesima cosa per quanto i regolamenti le distinguano. I professori di Facoltà, sopratutto i migliori, si propongono, come debbono, di formare dei ricercatori. Essi generalmente dicono a se stessi: S'insegna bene quello che si sa bene. Quando i nostri alunni sapranno bene la scienza, saranno anche buoni professori di Liceo e Ginnasio. Certo non s'insegna bene quello che si sa male; ma è pur certo che si può essere un vero scienziato ed un assai mediocre professore di Ginnasio o di Liceo. E molti giovani che sarebbero incapaci di fare scoperte scientifiche, possono riuscire buoni professori di scuole secondarie. L'alunno di storia (parlo dei migliori) studia la paleografia, il diritto medievale, va all'archivio, ricerca le fonti e conclude il suo corso con una tesi finale, che illustra un qualche periodo storico. Pieno d'ardore per la sua scienza, entra nel Liceo, senza aver mai pensato alla natura vera e propria di questa scuola e al metodo da tenere in essa. Egli si propone di fare altri lavori, e di essere per ora un professore universitario in piccolo, per divenire al piu presto possibile un professore universitario in grande... Di ciò che i suoi colleghi insegnano, egli non si occupa. La sua cultura il piu delle volte si è già troppo specializzata. Della scienza egli conosce a fondo una parte sola; ha scelto l'epoca, il periodo a cui vuol dedicare la sua vita scientifica, e dispregia il dilettantismo di coloro che presumono di studiare e conoscere tutta la storia. Quasi non pensa che questo è appunto quello che il professore di Liceo dovrebbe conoscere ed insegnare nei suoi elementi. Ne segue che al suo primo apparire nella classe, il suo metodo, il suo indirizzo, il suo linguaggio sono al di sopra del livello intellettuale degli alunni, i quali si sentono subito come istintivamente oppressi; e la storia che dovrebbe essere per essi uno studio facile, dilettevole, apparisce loro come qualche cosa di arduo, difficile e sopra tutto noioso. Questo si ripete piu o meno per tutte le materie, ed è causa principale dei mali che si deplorano anche nei migliori Licei": Sull'Istruzione secondaria classica, notizie e documenti presentati al Parlamento nazionale, 1889, p. 212. 568 BibliotecaGino Bianco

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