La riforma della scuola media rudizione i ruminatori di enigmi danteschi e di aneddoti manzoniam, 1 produttori di "contributi" inutili e suscitatori di quesiti oziosi; i peggiori ~emici del progresso scientifico, perché col loro lavoro incoordinato e abbondante - ahi, quanto abbondante! ché quando si scrive senza pensiero, è facile scrivere a diluvio - aumentano la mole enorme della bibliografia super.Bua, ingombrano la via agli studiosi seri, sciupano gli argomenti a cui mettono mano, si trascinano dietro col cattivo esempio molti altri che, abbandonati a sé, avrebbero forse il merito di non scrivere nulla e rimarrebbero innocui per tutta la vita. Questo per la scienza. Peggio è per la scuola. Quella stessa incapacità di orientamento, che rende sterile e dannosa tutta la loro operosità scientifica, li rende del tutto disadatti a compiere quella educazione integrale dell'alunno, che è lo scopo dell'insegnamento secondario. Il valore del professore secondario si misura non solo da ciò che egli dice, ma da ciò che sa tacere; traspare dall'arte con cui nel cumulo dei dati e delle notizie egli sa scernere e mettere in rilievo il principio essenziale e il concetto semplice ma luminoso e facilmente apprendibile, sacrificando alla chiarezza e al fine educativo ogni erudizione super.Bua e peregrina. L'insegnamento è opera di intuizione, di proporzione, di suggestione, e deve essere sempre rivolto ad uno scopo sociale, cioè a preparare menti equilibrate e cittadini utili. Ora lo "specialista" è incapace di adattarsi alle necessità dell'insegnamento secondario: il suo occhio, tutto assorto nell'analisi minuta e nella esplorazione metodica di un breve ambito di fatti e di fenomeni, ha perduto il senso della prospettiva e della misura; l'erudizione frammentaria e incoordinata non gli si è convertita in sangue che irrighi € riscaldi il pensiero, ma gli è rimasta nello stomaco, e gli ritorna alla gola, come al Ciclope Polifemo la carne dei compagni di Ulisse. L'insegnamento - si dice - deve essere diretto a uno scopo sociale! Parole oscure davvero per l'unico occhio del nostro Polifemo! Quando mai egli si è domandato o è stato invitato a domandarsi che cosa la società attenda da lui, che cosa egli si senta di poterle dare? Ogni questione scolastica è, in ultima analisi, una questione sociale e politica, ogni dibattito sul metodo, si tratti di insegnare una lingua moderna o una lingua classica, la chimica o la filosofia, implica e presuppone una certa visione dell'uomo morale e dell'uomo sociale, un determinato concetto della vita contemporanea e delle sue aspirazioni e dei suoi fini. Che cosa sa mai di tutta questa roba il nostro Polifemo? Ciò che egli porta nella scuola dopo quattro anni di specializzazione erudita e ignorante, è un grosso corredo di inintelligenza e di superbia: la inintelligenza di chi non vede la vita che da un solo angusto spiraglio; la superbia di chi crede la verità sia racchiusa tutta nei suoi gerundi e nell'escatocollo di un diploma medievale; e si sente a disagio - egli, il boscaiolo vigoroso avvezzo a misurarsi con le querce colossali che impediscono di veder chiaro nel grande problema dei... quattro cerchi e delle tre croci - si sente a disagio nel dover raccattare i pie567 BibliotecaGino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==