Problemi di rifor1:1ascolastica speciali disparatissimi, impostimi da un regolamento goffo e barocco, perché imparassi il metodo della ricerca scientifica? Non sarebbero bastati per questo pochissimi corsi da me liberamente scelti? Il metodo scientifico non era forse unico, sia che si trattasse di storia moderna o di archeologia? ed ero io cos1 deficiente da doverlo vedere applicato per venti e piu volte se volevo imparare ad adoperarlo? Che se è vero che ogni disciplina richiede espedienti euristici diversi e presenta problemi metodologici diversi, perché diversa è la materia su cui ciascuna lavora, coloro che m'imposero di seguire i corsi di tante discipline, pretendevano forse che io diventassi capace di ricerche originali in tutti i campi, dalla geografia alla glottologia, dalla filosofia morale alla storia antica? " Tutto questo, nella ipotesi che l'alunno abbia vero ingegno, cioè appartenga a quella specie di uomini, per fortuna tutt'altro che rari - ché di "pazzi malinconici," come li chiamava il Settembrini, disposti a digiunare vita natural durante per un'idea di sacrifizio e di bontà, ce n'è sempre una certa abbondanza - i quali trovano sempre la loro strada, e per diventare buoni scienziati e buoni insegnanti non avrebbero, a stretto rigore di termini, bisogno nemmeno della iniziazione universitaria. Ma per i giovani di intelligenza media ed essenzialmente passivi - i quali se ricevono un impulso buono, lo trasmettono per forza d'inerzia agli altri; se sono storpiati da una scuola sbagliata, non hanno in sé forze sufficienti per reagire e guarirsi, e fanno evangelicamente agli altri quel che gli altri hanno fatto a loro - per questi giovani, a cui bisognerà sempre ricorrere, perché non sarà mai possibile ottenere che tutti i diecimila e piu insegnanti necessari alle nostre scuole sieno ingegni di prim'ordine, gli effetti degli studi universitari sono veramente perniciosi. Da quell'affannoso e disordinato lavoro nei sotterranei della erudizione, essi escono con una deformità intellettuale, con una mutilazione funesta di ogni migliore energia dello spirito, col pensiero qua turgido e là vuoto, con la cultura qua pletorica e là anemica: intelligenze anguste e superbe, pretenziose e lacunose, che vedono e giudicano la complessità immensa dei fatti e delle idee attraverso i bisogni di un'unica scienza, anzi di una sola parte di una data scienza; alle quali manca il senso della relatività e della proporzione, appunto perché del grande edificio del pensiero non vedono che l'ala di muro o lo sporto d'angolo alla cui ombra sono tutti intenti a lavorare. Sono gli "specialisti": non - badiamo bene - gli specialisti-scienziati che pur vedendo (e come non vederla?) la necessità di circoscrivere il campo della loro attività, trattano sempre il soggetto particolare, che essi studiano, come la parte di un gran tutto, e di questo gran tutto che intanto resta nell'ombra, sentono e fanno sentire il desiderio ardente mentre ne frugano una sola parte; ma gli specialisti-eruditi che trattano la parte come fosse il tutto, o ignorano tutto ciò che esce fuori dal loro ristretto raggio visuale, e credono di saper tutto mentre non sanno niente: la schiera pedantesca, facchinesca ed arrogante dei lanzichenecchi dell'e566 BibliotecaGino Bianco
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