La riforma della scuola media pur deve insegnare: evidentemente i compilatori del regolamento ignoravano in che modo sono raggruppate le materie nelle scuole secondarie. Ma a parte queste incongruenze ridicole, le lezioni di magistero non servono assolutamente a nulla: I) perché non si può imparare "l'arte d'insegnare" ciò che ancora non si conosce; e gli alunni non sanno un bel nulla di ciò che insegneranno, perché gli studi liceali non possono bastare a tale scopo, e nei corsi di facoltà si impara il metodo della ricerca, non il contenuto della scienza; 2) perché gli alunni, tutti occupati nell'imbastire la tesi di laurea, e nel prepararsi agli esami speciali, e nel seguire i corsi di facoltà, non prendono sul serio la lezione di magistero; come del resto non la prendono sul serio nemmeno i professori, che le dedicano solo i ritagli di tempo, nelle ultime ore della giornata; 3) perché i professori universitari, in quanto sono professori universitari, cioè dedicati alla pura ricerca scientifica disinteressata, non hanno in generale nessuna preparazione per fare i corsi di magistero; hanno anzi attitudini del tutto opposte a quelle che sarebbero necessarie per fare buoni corsi di magistero: non si interessano alle questioni metodologiche, a cui dà luogo nelle riviste speciali l'insegnamento secondario della propria materia; non han voglia di tener dietro ai nuovi libri di testo e di studiare come sia ordinata e come s'insegni la propria materia nelle scuole secondarie degli altri paesi; e riducono in generale il loro insegnamento a far fare agli alunni qualche lezione davanti a classi che... non esistono, dando qualche precetto empirico e qualche consiglio piu o meno ragionevole; quando non fanno qualcosa di peggio: quando, cioè, non adoperano l'ora di magistero per esercitazioni scientifiche, considerandola come un'appendice dei corso di facoltà. Se il giovane ha elasticità e forza vera d'ingegno, quando sia uscito dalla strettoia universitaria, riconoscerà i vuoti e le incoerenze della propria cultura, comprenderà la necessità di mutare strada, si procaccerà con isvariate letture la luce e l'aria che sente mancare al respiro del suo pensiero; ed avendo imparato nell'Università il metodo della indagine critica, si troverà nelle migliori condizioni, non solo per insegnare, ma anche per contribuire ai progressi della scienza. Ma nei primi anni del suo insegnamento, finché non si sia reso conto delle proprie deficienze e non abbia provveduto a colmarle, il suo pensiero si troverà in un continuo stato di incertezza, di inquietudine, di crisi, che lo farà soffrire e che farà soffrire purtroppo anche gli alunni. E quando alla fine egli sarà riescito a trovare la sua via, è naturale che egli pensi con dolore a tutto il tempo prezioso che sperperò in tanti inutili studi universitari; e pur compiacendosi di avere imparato in essi a lavorare per la scienza e pensando con gratitudine ai maestri che lo educarono, non potrà fare a meno di domandarsi: "Era proprio necessario che io fossi condannato a seguire venti e piu corsi 565 BibliotecaGino Bianco
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