Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La riforma della scuola media gini. originali; perciò i loro corsi sono ristretti ad una piccola provincia del vasto dominio che a ciascuno di essi appartiene, hanno carattere speciale, monografico; né si domandano mai quale eco risveglieranno nelle intelligenze ascoltanti le parole che essi lasciano cadere dall'alto: se vi troveranno il terreno pronto a riceverle e fecondarle, o se invece vi moriranno di inanizione, o si deformeranno bizzarramente. La cultura superiore, essi dicono, non deve preoccuparsi degli scopi pratici e professionali. Vuole essere superiore? Dunque deve essere disinteressata. Essa addita nel campo di ogni disciplina il cammino percorso, la via che rimane da percorrere, la meta lontana, e pone nelle mani di ciascuno che si senta forza e lena al lavoro lo strumento con cui dissodare e proseguire, da buon pioniere, il cammino attraverso le terre inesplorate, verso l'ignoto. Guai se essa dovesse pensare agl'interessi o alle aspirazioni dei singoli gruppi, e proporzionare la sua opera all'ufficio dell'insegnante secondario, o dell'avvocato di provincia, o del medico condotto! Perderebbe .ogni dignità, ogni forza d'espansione, ogni capacità di progredire. Né dal loro punto di vista hanno torto. Ma intanto il numero eccessivo di corsi, che l'aspirante alla laurea ha l'obbligo di frequentare, fa s1 che tutta l'attività intellettuale del giovane, sia che egli non faccia se non ascoltare e prendere appunti e imparare per gli esami e... dimenticare, sia che il maestro lo conduca a partecipare attivamente al suo lavoro affidandogli qualche ricerca minuta, è occupata per quattro anni nell'esplorare sotto la guida di molti maestri contemporanei, ognuno dei quali va per conto proprio, molte piccole zone di terreno diversissime l'una dall'altra e separate da immense estensioni sconosciute, senza che questi frammenti di cognizioni specialissime sieno inquadrati in alcun modo in un piano piu largo di conoscenze, senza che esista alcuna coordinazione fra le varie discipline, senza che nulla venga mai a orientare gli studi giornalieri verso un concetto superiore comune. Specialmente nei primi due anni, la pletora delle lezioni e degli esami obbligator1 è tale, che al giovane non resta agio di leggere nulla fuori di ciò che è strettamente necessario alla scuola. Nell'ultimo biennio ci sarebbe una maggiore libertà; ma allora c'è da fare la tesi di laurea. Cioè il giovane si mette a fare ciò che ha visto fare ai suoi professori: sceglie un buon argomento, cioè un tema non troppo vasto, e che dia campo a ricerche di documenti e di fatti ignoti o trasandati; si dà a raccogliere materiali e a classificare schede; dedica le ore del giorno e della notte a redigere la preziosa monografia; trascura o sfiora appena la stessa disciplina nella quale dice di essersi specializzato; e si assorbe tutto come un bonzo nella contemplazione estatica di quel piccolo, ma sconosciuto - sconosciuto: questo è l'importante! - cantuccio, che la sua erudizione ha scoperto ed occupato. Cos1 gli anni piu belli per l'iniziazione del pensiero e del sentimento; gli anni delle multiple letture, delle esplorazioni avventurose, delle rivelazioni mirabili; gli anni, in cui il giovine 563 BibliotecaGino Bianco

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