Capitolo dodicesimo Insegnanti e metodi didattici SOMMARIO. - I. Difetti dell'attuale ordinamento universitario. - II. Necessità dei concorsi per esame. - III. La riforma degli studi universitari. - IV. La preparazione filosofica e pedagogica degl'insegnanti. - V. L'assistentato. - VI. Le ispezioni. - VII. I consiglieri didattici e i libri di testo. - VIII. Il ruolo unico e i limiti d'età. - IX. Le classi aggiunte. - X. Vacanze e calendario scolastico. - XI. Edifici scolastici, biblioteche, gabinetti. I Non v'ha, dunque, problema scolastico, il quale si possa seriamente risolvere indipendentemente da quello di procurare alle scuole buoni insegnanti. Gli stessi difetti delle scuole attuali - transitod ed accidentali gli uni, piu gravi e piu profondi gli altri -: il disaccordo fra l'indole delle singole scuole e gl'interessi degli alunni, i programmi male escogitati, la sproporzione fra i vari insegnamenti, l'ingerenza degli interessi politici e privati nelle cose scolastiche: tutti i mali, insomma, che udiamo lamentare ogni giorno, diminuirebbero assai, quando si potessero avere insegnanti che fossero tutti buoni e ben preparati. Saprebbero ben essi studiare i loro scolari, e volgere a loro profitto gli stessi difetti della scuola, vincendo le difficoltà degli studi male ordinati e dei programmi sbagliati. Se tutto è puro per i puri, tutto è strumento di alta educazione intellettuale e morale per chi, dotato di larga cultura e di solida moralità, è nato all'ufficio di maestro; e bene ha detto il Boutmy: "Poco importa la materia che un uomo superiore insegna ai giovani; l'essenziale è che sia un uomo superiore.,, Ora i nostri ordinamenti universitari sono cosf mal congegnati e il reclutamento dei professori è stato fino a questi ultimi tempi cosi'. anarchicamente condotto, che si deve proprio alle felici attitudini della nostra gente se le nostre scuole possono oggi vantare una schiera abbastanza numerosa di buoni, e anche di ottimi insegnanti. L'alunno che esce dal Liceo e si iscrive ad una facoltà di lettere,' se vuole discutere dopo quattro anni la tesi di laurea, deve secondo i regolamenti oggi in vigore, che del resto rappresentano qualcosa di assai libe1 Noi non osiamo parlare delle facoltà di scienze, perché non vorremmo sentirci ricordare il ne sutor ultra crepidam. Ma, per quello che ne dicono e ne scrivono gli scienziati (fra i quali si veda ENRIQUES, Sulla preparazione degli insegnanti di scienze, negli "Atti del Congresso di Bologna della Federazione," pp. 69 sgg.), non sembra che le cose colà vadano meglio che nelle facoltà di filosofia e lettere, e i ri)Iledi che molti propongono per esse non differiscono da quelli che proponi.amo noi per gli studl nostri. 561 BibliotecaGino Bianco
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