La riforma della scuola media ziati. Affinché, dunque, una scuola funzioni utilmente per tutti, è necessario che non sia troppo grande il divario fra il migliore e il peggiore degli alunni. E questo risultato non si può ottenere se non attraverso successive selezioni che separino gli alunni sufficienti dagli inetti, elevando da una classe all'altra il valore medio della scolaresca; laddove, se procedessero tutti insieme indisturbati dal principio alla fine degli stud1, i contrasti frastornerebbero sempre l'opera del maestro, il livello intellettuale della media rimarrebbe immutato, e la larghezza usata ai cattivi riescirebbe iniquamente funesta ai buoni. Ora le interrogazioni giornaliere sull'argomento poco prima studiato non dànno la misura vera dell'ingegno dell'alunno, e in esse nessun insegnante serio e coscienzioso troverà mai tutti gli elementi necessar1 a un giudizio sicuro e ad una ragionevole scelta. Fra la interrogazione, che il maestro muove all'alunno per accertarne la cultura, la intelligenza, il profitto, e la interrogazione che fa per allargarne la cultura, raffinarne la intelligenza, moltiplicarne il profitto, non v'ha proprio nulla di comune. Nel primo caso, con cinque o sei domande nette e precise e abilmente combinate e distribuite per tutte le parti della materia studiata, ottiene in generale senza grandi difficoltà e in poco tempo lo scopo. Nel secondo caso, il maestro, che non sia un pappagallo allevatore di pappagalli simili a lui, rivolge all'alunno domande di tutt'altro genere, a cui l'alunno non deve sapere rispondere su due piedi, ma deve cercare la risposta, provando, riprovando, sbagliando, correggendosi. Dopo un'ora di esercitazioni di quest'ultima specie, che sono le sole veramente utili all'ed.ucazione intellettuale degli alunni, e nelle quali è stato necessario battere la campagna in tutti i sensi, risalire a chi sa quante lezioni precedenti, anticipare idee. prima destinate a lezioni successive, incitando l'uno a soccorrere l'altro, strappando una mezza risposta all'uno per farla completare dall'altro, uno sproposito all'uno per farlo correggere all'altro, il maestro non è quasi mai in grado di dare un giudizio sugli alunni, specialmente su quelli d'intelligenza mediocre, che egli ste.sso ha messo in moto: sa solo che l'ora non è andata perduta, e questo deve bastargli. Affinché un giudizio sia possibile nelle· condizioni piu adatte, occorre che l'alunno abbia compiuto per conto proprio, sulle nozioni imparate, uno sforzo supremo di raccoglimento, coordinando le idee frammentarie e slegate, dandosi ragione delle lacune della propria cultura, acquistando il senso delle proporzioni e della prospettiva, imparando ad orientarsi rapidamente nella massa delle nozioni apprese e ad esporle con ordine e sicurezza. E solo quando questo lavoro, faticoso ma fecondo, sia compiuto e l'alunno abbia dato prova delle sue attitudini di assimilazione e di sintesi in un esame complessivo, solo allora il maestro, integrando le impressioni r.accolte durante l'anno con quelle di quest'ultima prova piu significativa di tutte, è in grado di formulare un vero e proprio giudizio favorevole o contrario alla capacità del candidato. 549 BibliotecaGino Bianco
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