La riforma della scuola media ca. E i giovani che escono dalle scuole, tranne in qualche regione industriale, aspirano tutti ad un impiego o governativo, o provinciale, o comunale: diventano ufficiali, magistrati, professori, medici, segretari comunali, impiegati di ogni genere. D'altra parte, per un complesso di ragioni storiche e sociali, che non è certo il caso di indagare qui, il nostro è il paese meno aristocratico del mondo, quello ove lo spirito di casta fu fiaccato assai prima che sul resto dell'Europa albeggiasse la luce dell'età moderna, ove i privilegi della nobiltà diventarono ben presto assai piu lievi e meno dannosi e meno oltraggiosi che altrove, dove il distacco fra le classi fu sempre meno profondo, i contatti e le mescolanze piu diffuse, piu agevole il passaggio da un gruppo all'altro. Finalmente nelle nostre scuole gli studi, tutto sommato, costano poco; la dispensa delle tasse scolastiche è concessa con una certa larghezza. E cosi'. siedono negli stessi banchi e se la intendono benissimo, il figlio del nobile e del ricco industriale accanto al figlio dell'umile commesso e del modesto impiegatuccio. Sono abitudini di larghezza e di democratica sociabilità e di arrendevolezza, tutt'altro che cattive e dannose in sé, le quali spiegano come la intolleranza politica e religiosa non riesca a mettere radici gagliarde sul nostro suolo, per quanti sforzi facciano per acclimatarvela i settari neri e rossi; l'odio per gli altrui privilegi e il desiderio delle onorificenze e dei titoli non ci assillerà mai troppo aspramente; il ridicolo piomba facilmente su chi pretende chiudersi, come in una fortezza, nei pregiudizi della ricchezza o della nascita. Ma la medaglia ha anche il suo rovescio. E la nostra larghezza e arrendevolezza e socievolezza degenerano con troppa facilità in un sorridente e indifferente scetticismo, in un lasciar andare facilone e imprevidente del futuro, che non di rado ci conduce ai peggiori disastri. La borghesia italiana, arrivata alla libertà politica e al potere, ha voluto applicare largamente il principio democratico che moltiplica e agevola le scuole affinché la cultura sia dischiusa a tutte le capacità; ma l'ha applicato in un certo modo suo particolare, che rivela una deplorevole imprevidenza egoistica e un troppo debole senso di solidarietà nazionale: ha inteso, cioè, il principio democratico non come un diritto concesso al maggior numero possibile di adolescenti d'iscriversi alle scuole che fossero meglio adatte ai loro bisogni, ma come l'obbligo imposto a tutti di passare per le stesse scuole, meno che fosse possibile differenziate e perciò male adattate ai bisogni di ciascuno, e come il diritto nei piu ricchi e nei piu influenti di uscirne, una volta entrati, col debito bollo ufficiale per esercitare le professioni superiori ed occupare gli uffici pubblici piu elevati. Non diciamo che sia questa una teoria consapevolmente e sistematicamente affermata e praticata: diciamo che le nostre classi dirigenti, evitando tutte quelle soluzioni del problema scolastico da cui potesse derivare ai loro figli un maggiore obbligo di lavoro e a sé un aumento di spesa e di responsabilità, trascurando di circondare le scuole con tutte quelle guarentigie che potessero assicurare il buon funzionamento, abbando547 BibliotecaGino Bianco
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