Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La rif ot"madella scuola media sce ad esercitare tutte le facoltà dell'intelligenza giovanile: l'osservazione e la fantasia, l'intuizione e la riflessione; o meglio sarebbe abolirlo. Perciò l'alunno non deve partire da un giudizio, da una sentenza impostagli come verbo indiscutibile, da una verità accettata, ma non sentita, da una formula rigida che non riesce a suscitare scintille nella immaginazione commossa: ma da qualche cosa di vivente in lui, di vibrante in lui, che lo appassioni e lo attiri, svegliando le energie dello spirito. L'intelletto converte in nutrimento vitale soltanto le verità che scopre esso stesso; l'anima comprende ed esprime potentemente solo quei sentimenti che la vita reale suscita o risveglia in essa col suo attrito: e ciò che è veramente compreso o sentito, trova sempre un'espressione limpida ed esatta nella parola. Oggi il tema rimane spesso qualche cosa di esteriore allo spirito del1'alunno: una tavola nera che bisogna coprire di arabeschi, o una pertica su cui sciorinare in buon ordine tante belle frasi: in siffatte condizioni lo scrivere, il comporre, diventa un esercizio noioso e meccanico e immorale. Dicono che è ad ogni modo un esercizio utile, perché obbliga in qualche modo il giovine a leggete e a pensare, a conoscere un po' meglio la propria lingua, ad annodare e snodare con certa franchezza la proposizione ed il periodo. Veramente chi legga gran parte degli scritti presentati ogni anno dai candidati alla licenza liceale, tecnica o normale, non direbbe che si riesca veramente a conseguire almeno questo risultato formale. Ma se anche a furia di annaspare frasi e intarsiare ad orecchio periodi raccolti qua e là nelle affrettate letture, lo scolaro riesce ad acquistare una certa destrezza e agilità verbale, che viatico gliene rimane per la vita? quale maggiore prontezza a fermare, coordinare ed esprimere la realtà immediata? o non piuttosto il distacco sarà troppo profondo tra il tessuto di frasi fatte che gli ballonzola nella mente, e l'ordine d'idee e di fatti concreti su cui deve esercitarsi quotidianamente il suo ingegno? L'educazione letteraria non deve né può fornirci una specie di forma o di conio rettorico da applicare poi a piacimento sulle cose, o in cui si possa versare come un metallo in fusione tutto ciò che è materia della nostra esperienza; ma deve abituare la mente a cogliere il contorno della realtà esteriore o intima, fisica o morale, e a fissarlo nella parola unica e precisa che lo esprime esattamente. Ecco perché l'argomento del tema dovrebbe sempre poggiare o su fatti dei quali l'alunno può avere esperienza diretta, o su sentimenti e velleità che commuovono la sua vita morale, o su immagini che risplendono nella sua fantasia e la tengono sotto l'incanto della novità e dell'ignoto. Ma, o si tratti di descrivere qualche aspetto del mondo esteriore, o di esprimere ciò che commuove la sua anima, o di narrare i sogni che la divina inesperienza giovanile disegna sullo sfondo ancora brumoso della vita e dell'avvenire, lo scolaro deve muovere da qualche cosa di vivo, di vero, di interessante per lui; deve darci scrivendo una relazione di ciò che egli ha osservato o sentito. Le sentenze troppo generiche, invece, le verità che presuppongono un'esperienza trop541 BibliotecaGino Bianco

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