Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di rif or,ma scolastica maestro di cose e d'idee, e non professore di parole; e deve sempre coordinare l'insegnamento dell'italiano con quello di altre materie; e deve far sempre lezione d'italiano anche quando fa tradurre una favola di Fedro, o interroga l'alunno sulla rivoluzione europea del '48.7 E come nelle ore di latino e di greco bisogna tradurre, tradurre, tradurre; cos1 nelle ore d'italiano bisogna leggere, leggere, leggere; scrivere, scrivere, scrivere: perché leggendo s'impara a leggere; scrivendo s'impara a scrivere. Leggere non - come si fa oggi nelle scuole enciclopediche - un bocconcino di tutti gli autori, in fretta e in furia e annoiandosi a morte; ma pochissimi autori, e riposatamente, e badando al pensiero e all'anima di chi ha scritto, e non alla struttura semplice o complessa, sintattica o paratattica dei periodi. Pare impossibile che vi sieno maestri i quali perdono un anno intero a commentare pochi capitoli dei Promessi sposi e a rendere odioso il capolavoro manzoniano, mentre dovrebbe bastare un mese solo per leggerlo in classe tutto d'un fiato, divertendosi e divertendo gli alunni, e risvegliando in essi l'ardore delle letture storiche e romanzesche. Pare impossibile che studiando gli autori si sciupi tanto tempo prezioso per la educazione intellettuale e morale dei giovani in minuzie grammaticali e in controversie altrettanto vane quanto sottili, invece di collocare lo scrittore nei suoi tempi, mostrare ciò che egli debba all'età sua e ciò che questa a lui, come la sua immaginazione e la sua· sensibilità si sieno accordate od opposte a quelle dei suoi contemporanei, in che maniera egli abbia contribuito ad avvivare oppure a disperdere e a spegnere le energie ideali della nazione, come e perché l'arte e il pensiero di un grande, vissuto parecchi secoli or sono lontano da noi, siano anche adesso attivi ed efficaci e formino parte integrale del patrimonio vivo della cultura nostra. Pare impossibile che i grandi del passato, invece di affermarsi nella coscienza giovanile quali interpreti ed araldi di quelle aspirazioni stesse che in forma diversa palpitano in noi, invece di presentarsi all'adolescente col loro fulgido corteo di propositi e di speranze, quasi buoni e forti compagni e consiglieri e consolatori per tutta la vita, diventino nelle nostre scuole flaccidi cadaveri imbalsamati coi preziosi aromi della lingua. 7 Cfr. VILLARI in Notizie e documenti sull'istruzione secondaria classica presentati· al Parlamento nazionale dal ministro Boselli, 1889, p. 213. "Uno dei piu alti lamenti presso di noi è sul poco profitto, che fanno nell'italiano gli alunni dei Licei. Ora un paese, nelle cui scuole secondarie la lingua nazionale s'impara meglio, è l'Inghilterra. Ebbene in molte di quelle scuole non v'è addirittura un professore d'inglese. Si ritiene che questa materia debbano insegnarla tutti. Il dott. Wiese, che dalla Germania andò a visitare le scuole inglesi, osservò a questo proposito, che la prima domanda che faceva ogni professore di greco o latino era: Che cosa significa questa frase? La seconda invece era sempre: E come si traduce in buon inglese? E cosi piu o meno tutti gli altri professori. Da noi il professore d'italiano percorre la storia letteraria, accenna an, che alle fonti, risale alle origini, trova molto penoso e molto noioso correggere i compiti degli alunni. I professori di greco, latino, storia ecc. s'occupano poco o punto di vedere se la traduzione, il racconto storico sono scritti in italiano poco corretto: non è affar loro. Spesso anzi il professore di greco e di latino, piena la mente di glottologia e di fonologia, di comparazione di testi, stanco della lettura di libri tedeschi, scrive egli stesso l'italiano con poca eleganza, ha quasi un alto disprezzo per chi si occupa di pura forma. E cosi ne segue che in una lezione si disfà quello che è fatto nell'altra... Le varie lezioni del Liceo non si coordinano fra loro, e molto meno s'aiutano. Sono come tanti campi chiusi, tanti mondi separati. Lo sciupio di tempo e di forze che segue non è facilmente descrivibile." 538 BibliotecaGino Bianco

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