La riforma della scuola media care al loro cuore; ma ce ne sarebbero grati - ne siamo sicuri - gli alunni, i quali si avvedrebbero finalmente che la geografia non è uno studio cos1 odioso e noioso come i geografi hanno fatto loro credere, ed uscirebbero dalla scuola sapendo - pare impossibile! - un poco di geografia. Lo studio della storia dovrebbe educare gli alunni alla osservazione dei fatti politici e sociali, e dare ad essi la coscienza sicura della continuità e complessità e causalità del processo storico. Esso dovrebbe non affaticare la memoria, ma esercitare il ragionamento e nutrire l'immaginazione. Dovrebbe essere un ottimo mezzo per preparare intellettualmente e moralmente i giovani alla vita civile: dovrebbe essere una vera e propria propedeutica politica. Ma come il formalismo, e l'erudizione frammentaria, e la pedanteria rendono in molte scuole sgradita e pesante la fatica, che questo studio impone! Quale ripugnanza non suscita nei gio\(ani l'arida enumerazione dei re babilonesi e delle dinastie egiziane e delle guerre fra Atene e Sparta e fra Roma e Cartagine, in cui tanti professori si dilettano di circoscrivere e imprigionare la storia della civiltà! Quale immagine luminosa,. quale emozione morale, quale acquisto intellettuale rimane oggi dopo tante ore di lavoro nell'anima giovanile? La storia esclusivamente e mitologicamente politica e militare non è in fondo che la successione infinita e monotona di spettacoli immorali ed assurdi, interrotta solo di tanto in tanto da qualche esempio di eroismo individuale, di cui non si capiscono né le cause, né i fini. C'è cosa piu atroce e piu ridicola, c'è spettacolo piu adatto a fare dubitare del progresso sociale e del buon senso umano, che quella serie interminabile di ambizioni smisurate e vane, di conflitti sanguinosi, di cupidigie brutali, d'ingiustizie rivoltanti, di errori sempre rinnovantisi e sempre eguali, che costituiscono la trama della storia politica e militare? L'immaginazione del giovane, se si sveglia e s'accende, non può lavorare che su visioni di violenze quasi sempre fortunate e di egoismi quasi sempre vittoriosi; se rimane inerte, lo studio di quei nomi esotici e di quelle date remote gli parrà il piu inutile e il piu ostico dei perditempi. In verità la storia, cosf intesa, è come la collana della leggenda, le cui perle, rotto il filo che le univa, si tramutarono in serpenti. La storia umana non vive nell'anima dell'uomo, se i fatti non sono collegati, coordinati, animati, da un'idea, se dall'accidentalità dell'avvenimento bruto non sembra erompere una luce morale, qualche cosa di perennemente vero per noi; se il turbine dei casi non sembra muoversi secondo un ritmo; se di sotto alle macerie del passato non vediamo erompere una luce che illumini il presente, questo gruppo fugace di parvenze tra cui si muove la nostra piccola vita. Insomma lo studio della storia non può aver forza educativa, se non ci conduce ad una filosofia. Metodo pericoloso!, diranno i piccoli e grandi topi di biblioteca: la storia è un~ creta in cui con un po' d'arte e con qualche opportuna reticenza ciascuno può sempre foggiarsi il suo ideale e il suo idolo, ritrovare la profezia delle sue ambizioni o le premesse delle sue speranze. Nella serie delle vi533 \ BibliotecaGino Bianco
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