La riforma della scuola media l'occupazione giornaliera, la persistenza del pensiero in un cerchio angusto di idee, l'irrigidimento e l'ottusità inevitabili quanqo il nostro spirito è costretto ad esercitarsi in una sola direzione, formano poi il giurista o il magistrato, che nulla conosce dell'anima umana e della società e si tiene stretto alla lettera della legge e non è esperto che di cavilli; il medico senza delicatezza e senza tatto morale, per cui tutto l'uomo è nei muscoli e nei nervi che soffrono; il professore, che vede nello scolaro un nemico da combattere o un ammalato da sottoporre, per amore o per forza, a una cura sgradita, e tratta i cervelli giovanili come scatole o tiretti, in cui versare un dato numero di cognizioni e di regole. Si hanno cosi delle vere e proprie deformazioni psicologiche professionali, che tolgono a chi ne è vittima la capacità di uscire dalla sua celletta claustrale e di guardare le cose da un punto piu alto, e contro cui non esiste che una sola cura preventiva possibile: una solida cultura filosofica. E noi, che non troviamo niente affatto strano che un giovane ignori la storia della Grecia e di Roma, noi non riusciamo a immaginare che in uno Stato libero e moralmente sano gli uomini destinati a formare quel nucleo sociale, che deve pensare, deliberare, agire per conto della nazione intera, non abbiano mai dovuto pensare alle due o tre domande fondamentali, che l'umanità si propone ansiosamente da secoli sul· proprio destino; non abbiano nessuna notizia degli sforzi che la intelligenza ha compiuti per penetrare il grande enigma che da ogni parte ci avvolge; ignorino che oltre le azioni esistono le cause ed i fini delle azioni, che la verità è provvisoria e mutabile, che vive in noi un istinto religioso indistruttibile, imperioso e capace di metamorfosi infinite, che l'uomo non è formato né di sola ragione né di solo sentimento, che né la ragione né il sentimento da soli possono darci la norma della vita. In altri paesi, per es. in Germania o in Inghilterra, l'insegnamento della morale non appartiene alla filo·sofia, ma alla religione: il dovere è presentato ai giovani come un imperativo categorico, che ha la sua origine e la sua sanzione in Dio. Ma in Italia tra l'insegnamento nazionale e la religione esiste un conflitto inconciliato finora, ed inconciliabile forse. Si può sentire la piu viva ammirazione per la morale cristiana; si può riconoscere che essa ha penetrato profondamente la coscienza moderna e che le stesse manifestazioni piu violente e le utopie piu temerarie della democrazia ne sono tutte come impregnate: ma chiunque non sia disposto a subire il giogo della teocrazia romana, deve ammettere che nella rigida forma del cattolicismo la morale del Vangelo diviene fatalmente congegno di dominazione intellettuale e politica, trascura il sentimento per asservire la ragione, mutila e incurva l'uomo a vantaggio della potenza pontificia. Nel pensiero e nell'educazione religiosa la nuova Italia ha avuto sempre il suo piu formidabile nemico; sola fra tutte le nazioni civili, l'Italia ha trovato sempre contro di sé nei momenti piu risolutivi della sua storia la Chiesa cattolica come ostacolo; caduta nella schia529 · BibliotecaGino Biar:ico
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