Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica Gandino, noi li escluderemmo senza esitazione da tutto il primo quadriennio della nostra scuola. Essi, infatti, sono compilati col criterio, che il fine dell'insegnamento del latino sia quello di mettere in grado gli alunni di scrivere latino e poiché sarebbe assurdo che il latinista scrivesse adoperando promiscuamente parole e modi di dire di Plauto e di Tacito, di Cesare e di Virgilio, come sarebbe ridicolo chi scrivesse l'italiano accozzando la lingua del trecento con quella dell'ottocento e i riboboli fiorentini con le preziosità dannunziane, cosf propongono come modello da imitare la lingua latina in un determinato periodo del suo svolgimento, e in quello che viene considerato - non discutiamo! - il piu perfetto; e arrivando fino in fondo per questa via, riducono lo studio del latino a una serie infinita e opprimente di norme empiriche, in grazia delle quali pretendono di condurre gli alunni delle scuole medie a scrivere il latino come lo scriveva Cicerone, e a non scriverlo come lo hanno scritto tutti gli altri. E gli alunni si trovano fino da principio disorientati nella selva delle regole, delle eccezioni, dei se, dei ma, delle scomuniche; e prendono in odio mortale il latino, perché della scuola si può ben dire quel che diceva, crediamo, il Voltaire della poesia dramma tica: tutti i generi sono buoni, meno il noioso. L'insegnamento del latino, invece, deve avere lo stesso scopo assai meno ambizioso, ma infinitamente piu allegro ed educativo, di condurre gli alunni a leggere e gustare i classici, i quali furono uomini vi11i prima che scrittori canonizzati, e facevano bensf le perifrasi e le endiadi, ma ... senza pensarci e senza darvi la importanza che hanno dato poi ad esse i loro poco intelligenti ammiratori. Che per ottenere questo intento sieno necessari anche gli esercizi di traduzione dall'italiano in latino, non c'è dubbio; e soprattutto nei primi quattro anni della scuola essi debbono avere una parte importante, perché non sarebbe possibile senza essi d'impadronirsi dei segreti piu intimi della lingua e dello stile e sveltirsi nella lettura degli autori: e dato l'esercizio delle traduzioni, è naturale che esso si faccia prendendo a modello alcuni determinati autori latini. D'altra parte, dovendosi mettere nelle mani degli alunni al piu presto possibile dei testi da tradurre dal latino, è naturale che si eviti nei primi anni l'er:rore di confonderli con scrittori diversi per consuetudini lessicali e stilistiche. Ma questo dev'essere un lavoro, di cui gli alunni devono godere i frutti, senza averne nessuna notizia. Offriamo senz'altro ad essi testi del periodo classico da tradurre; diamo loro categoricamente le norme, che riteniamo piu opportune per le traduzioni dall'italiano in latino; mettiamo nelle loro mani vocabolari scolastici italiano-latini, in cui il solo uso ciceroniano sia registrato; ma finiamola una buona volta di disorientarli e stordirli con uno stillicidio spesso umoristico e sempre noioso di arcani grammaticali, di infiniti - ahi, quanto infiniti! - divieti, destinati a mettere in guardia chi in vita sua non scriverà mai nessuna lettera d'affari in latino, contro il pericolo di imitare gli esempi di Livio, di Seneca, di Tacito 524 BibliotecaGino Bianco

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