La riforma della scuola media abbiamo piu volte spiegato, non meno di dieci anni di lavoro sistematico, prudente, tenace, prima che sieno pienamente eseguite: aggiungere in siffatte condizioni lavoro a lavoro e difficoltà a difficoltà, non ci sembra davvero opportuno. D'altra parte non si deve dimenticare che una grande molteplicità di scuole di alta cultura è possibile solo a patto che la popolazione di esse sia molto abbondante e perciò capace di nutrire a sufficienza tutti i diversi tipi di scuola. La Prussia, con 39 milioni d'abitanti, ha circa 170 mila alunni nei Ginnasi e Proginnasi, nelle Scuole reali e Scuole reali superiori, nei Realginnasi e Realproginnasi; l'Italia, con 34 milioni di abitanti, non manda piu di 65 mila alunni alle sue scuole di alta cultura (Ginnasi, Licei, Sezioni fisico-matematiche, Scuole tecniche in quanto avviano alle Sezioni fisico-matematiche). Coll'aumentar della ricchezza, è certo che aumenterà anche la popolazione delle Scuole classiche e moderne. Ed allora sarà il caso non solo di creare il Realginnasio, ma anche qualche altra scuola di alta cultura di nuovo tipo, e anche di introdurre nell'ultimo biennio delle Scuole classiche e moderne qualche biforcazione che appaia veramente utile. Ora come ora, contentiamoci di fare ciò che è piu necessario e che non può essere in alcuna maniera prorogato: raccogliamo tutte le nostre forze perché le riforme strettamente indispensabili riescano meno imperfette che sia possibile; e non rendiamo piu arduo il raggiungimento del bene per desiderio del meglio. E veniamo all'argomento della libertà assoluta degli stud'Ì. La scuola - ha scritto il piu recente e sistematico sostenitore fra noi di questo principio - uccide, fin dai primi anni, quello che è l'unità prima di ogni energia collettiva: l'individuo. Essa trova trenta giovani differenti di condizioni sociali e di tempra e d'ingegno; e vuol tutti foggiarli sullo stesso stampo. :C:ccola sua violenza iniziale. L'alunno che entra in un istituto fuma un contratto e fa un atto di fede; un contratto, delle cui clausole non conosce affatto il valore; un atto di fede su dogmi e su misteri ch'egli ancor non intende. L'istituto è la macchina che tutto attrae, tutto sagoma, tutto maciulla tra le sue ruote. L'istituto è giacobino; ma a scapito di quell'eguaglianza vera, che concede a ciascuno di muoversi e di orientarsi, come può e come crede, nel mondo. Chi, per le sue agiate condizioni economiche, può indugiare nella scuola per otto o dieci anni, e chi domanda alla scuola un passaporto pronto ed urgente per la vita; chi potrà coltivarsi con letture, con viaggi, coi teatri, e chi vedrà il padre suo fare il viso dell'arme per ogni lira, che dovrà sborsare per un libro scolastico; chi è sano e ben nutrito, e può vivamente immaginare e fortemente pensare; e chi è malaticcio, anemico, e non regge né può reggere che ad una assai limitata fatica intellettuale; chi nella famiglia trova il complemento della scuola, e chi vi trova la negazione: tutti sono trattati dall'istituto alla stregua medesima. Siedono sullo stesso banco, leggono il medesimo libro, ascoltano i medesimi insegnanti, giovani che hanno le attitudini piu diverse: chi è freddo e ragionatore; chi è caldo e fantastico; chi ha l'occhio dell'empirico; chi ha l'intuito del .filosofo; e, anche, chi non ha né occhio né intuito di sorta. Chi farà l'avvocato, e chi farà l'ufficiale di posta; chi sarà medico e chi sarà droghiere; chi finirà letterato, e chi scrivano presso un intendente di finanza; tutti, se avranno messo piede nel ginnasio, avranno a essere iniziati ai misteri del soggiuntivo e agli arcani dei verba timendi, e alla musica in molte chiavi di ylyvoµcx.i.., e di ltpxoµcx.i... Tutti, se avranno messo piede nella scuola tecnica, avranno esercitato le mani al disegno, apprese le norme del dare e dell'avere 505 · BibliotecaGino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==