Problemi di riforma scolastica latina e vuole che la scuola classjca sia rafforzata sul seno e non per burla, costui non può non sentire forti dubbi sulla bontà della riforma che si propone; e prima d'aobandonare la casa vecchia ha il diritto di essere rassicurato che non si troverà peggio nella casa nuova; e questa sicurezza non può venire da un po' di aforismi piu o meno semplicisti sulle "facoltà raziocinative" e sulla "pubertà"; ma soltanto l'esperienza può darla. 19 La stessa Germania, del cui esempio si fanno autorevoli fra noi i sostenitori della scuola unica senza latino, non si è mai sognata di buttar giu da un momento all'altro tutte le vecchie scuole per costruire le nuove. Nella Prussia, che è a capo del movimento riformatore, dopo trent'anni da che il movimento è cominciato, esistono 363 Ginnasi e Proginnasi, 127 Realginnasi e Realproginnasi, 208 Scuole reali superiori, e sole 96 scuole riformate secondo i sistemi di Francoforte e di Altona; e scarsissime sono le scuole riformate fuori della Prussia 20 ; il che dovrebbe far credere che neanche nel paese d'origine la riforma abbia dati frutti cosf brillanti e decisivi da consigliare la rifusione di tutto il tradizionale sistema scolastico secondo i modelli nuovi. E la Francia è stata cos1 poco convinta del1'esempio tedesco, che nella riforma del 1902 ha lasciato integro il latino per tutto il corso degli stud1 classici, nella sezione A del primo ciclo, e nelle sezioni A, B, C del secondo ciclo. Ora dobbiamo proprio noi, italiani, fare quel salto nel buio che non ha fatto la Francia, che non vuol fare neanche quella Germania, col cui esempio si vuole da noi giustificare il salto ? 21 L'esperimento in anima vile chi lo propone oggi in Italia? noi, che non vogliamo sia generalizzata nessuna riforma prima che se ne vedano su uno spazio circoscritto i resultati reali; o chi ignaro di ogni consiglio di prudenza, fondandosi su esempi che o non esistono e non fanno al caso nostro, col semplice viatico di formule aprioristiche non ancora sperimentate nel nostro paese, propone che si sconvolga di punto in bian19 Contro lo studio del latino, "supplicio inutilissimo e dannosissimo de' ragazei," ha seri tto nel 1816 alcune pagine assai vivaci ed eloquenti il GIORDANI (Opere, Le Monnier, 1857, pp. 318 sgg.), sostenendo che "appunto in Italia si sa la lingua latina oggi meno che da pochissimi, perché si pretende insegnarla a quasi tutti," e "l'età d'impararla non è la puerizia ma la giovinezza." E anche Romagnosi nella Introduzione alla logica del Genovesi e nella Scienza delle costituzioni giudica che sia errore imporre a fanciulli lo studio del latino, mentre iniziato piu tardi si potrebbe imparare col terzo di fatica e di tempo (R. MONDOLFO, L'educazione secondo Romagnosi, "Rivista filosofica," 1903, p. 109). Ma per comprendere bene i lamenti del Giordani e del Romagnosi, bisogna tener conto del fatto che in quei tempi lo studio del latino si cominciava ad otto anni, mentre la legge Casati lo posticipò assai inopportunamente a 10 anni. Inoltre Romagnosi avrebbe voluto porre lo studio del latino dopo i 18 anni, e tutto al piu l'avrebbe tollerato fra i 16 e i 18; e anche il Giordani, per chi osservi attentamente e lealmente tutto il suo pensiero, e non si contenti di staccarne qualche frammento ad pompam vel terrorem, è altrettanto avverso alla scuola secondaria classica quanto il Romagnosi. L'autorità del Giordani e del Romagnosi, dunque, può valere per chi chiede l'adozione sic et simpliciter della scuola classica, non per chi vuole posticiparne di soli tre anni il principio per meglio... rafforzarla. 20 Statistiches Jahrbuch del Teubner, 1906, pp. 881 sgg. 21 Su lo scarso valore, che hanno per noi gli sporadici esempi di scuole uniche tentate o istituite fuori d'Italia, si vedano le osservazioni del PIAZZI, La scuola media e le classi dirigenti, pp. 116, 310. 502 BibliotecaGino Bianco
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