Problemi di ri/orma scoÌastica deve correggere, come proponiamo noi: 1) assicurando la completa libertà di scelta fra tutte le professioni superiori, fino ai 18 anni, a tutti gli alunni tanto della Scuola classica, quant~ della moderna; 2) ordinando facili sbocchi dal triennio inferiore delle scuole e classiche e moderne verso le scuole di media durata. La scuola unica, invece, danneggerebbe gli attuali alunni della Scuola classica, obbligandoli a scegliere la professione superiore cinque anni prima, e non favorirebbe che in minima parte gli alunni della Scuola tecnica, prorogando per essi l'obbligo della scelta per tre anni soli. "È egli possibile," ecco un altro argomento, "accertare la vocazione vera di un ragazzo d'ingegno comune nell'età da nove a dieci anni? Piu che la inclinazione naturale del ragazzo prevale in questi casi la volontà dei genitori. ·solo a 13 o 14 anni, durante il periodo critico della pubertà, si rivelano nell'adolescente quelle inclinazioni, che non scompariranno piu nella vita, ma andranno sempre meglio determinandosi e svolgendosi e ne formeranno il carattere individuale. E solo a 13 o 14 anni si deve fare la scelta degli stud1 per evitare erron irreparabili." Ma come ha giustamente osservato il Piazzi, questo è un "fare del sentimentalismo fuor di proposito": dando nessuna risposta ai quesiti con cui la Commissione Reale richiamava la loro attenzione sui diritti da attribuire alle licenze delle Scuole d'alta cultura, hanno mostrato di non avere neanche sospettata la importanza fondamentale che ha questo punto per ogni riforma, e di non avere pensato che il problema della scelta degli studi universitari si può risolvere per mezzo della parificazione completa delle licenze finali, in maniera radicale e ben piu soddisfacente che con una scuola unica triennale. Quegli insegnanti, poi, che hanno risposto anche sui valori delle licenze, hanno quasi tutti esclusa la parificazione completa per l'ammissione alle facoltà universitarie: cioè non essendo riusciti a liberarsi del tutto del pregiudizio classico, per quanto molti credano di essere anticlassicisti, e non osando concepire la possibilità che alunni senza latino entrino nelle facoltà di lettere e di giurisprudenza, hanno continuato a far dipendere i futuri studi universitari dalla scelta della scuola media, né piu né meno di quanto avviene ora; ed hanno creduto di riparare ai danni di questa scelta con la scuola preparatoria unica triennale, senza avvedersi che in questo modo prorogavano bensi di tre anni l'obbligo della scelta per gli alunni, che oggi vanno alla Scuola tecnica e poi di qui alla Sezione fisico-matematica, ma l'anticipavano di cinque anni per gli alunni della Scuola classica: e cosi mentre peggioravano le condizioni di questi, non aiutavano molto quegli altri, che dopo tre anni si troveranno imbarazzati precisamente come prima. Mentre, poi, gl'insegnanti delle Scuole classiche, poco soddisfatti dei risultati dello studio del latino, chiedevano la soppressione del latino nella scuola unica, gl'insegnanti degl'Istituti tecnici, malcontenti delle Scuole tecniche senza latino, chiedevano la scuola unica... col latino. Gli uni e gli altri, poi, in moltissimi casi hanno mostrato di non avere mai pensato a distinguere fra la scuola unica complementare e preparatoria, e la scuola unica semplicemente preparatoria; e ineno ancora hanno intravvista la differenza fra scuola unica preparatoria a tutte le scuole medie di secondo grado (professionali e di alta cultura), e scuola unica preparatoria alle sole scuole d'alta cultura. Le risposte al Questionario, insomma, mentre ci documentano in maniera sicura alcuni dei mali piu profondi, a cui si deve porre sollecito rimedio - incapacità delle Scuole tecniche a preparare buoni alunni per l'Istituto, ingiustizia del monopolio universitario della scuola classica, non soddisfacenti risultati degli studi classici, - ci rivelano un altro male, che neanche i piu pessimisti sospettavano prima cosi grave e generale: la impreparazione degl'insegrianti a discutere con maturo giudizio i problemi fondamentali della riforma scolastica. Né di questo c'è da meravigliarsi, dati i nostri ordinamenti universitari; e data la ripugnanza sistematica dei commendatori del Ministero per ogni pubblica discussione sui problemi della scuola, e data la tendenza che essi hanno, a fare le riforme sempre di testa loro con colpi di Stato preparati di nascosto, ad escludere gl'insegnanti da ogni iniziativa di riforma, ad impedire che si formi fra gl'insegnanti, per mezzo d'inchieste e di pubblicazioni ufficiali, una opinione scolastica la quale possa turbare i loro sonni e contrastare il loro dispotismo incompetente. Il male (lo ripetiamo) è grave e profondo; ma in questi ultimi anni si è molto attenuato per opera degl'insegnanti stessi; e con uno sforzo intenso e metodico non sarà difficile liberarsene in breve tempo. 490 BibliotecaGino Bianco
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