Problemi di riforma scolastica Come risolvere allora il problema? Sembra a noi che la via d'uscita ci sia indicata dallo studio dei motivi per cui le quattro elementari della legge Casati poterono dal 1859 al. 1877 preparare alunni sufficienti al Ginnasio, mentre le quattro elementari della legge del 1904 si dimostrano a questo fine sicuramente inadatte. La scuola elementare della legge Casati non era obbligatoria per tutti i bambini di tutte le classi sociali: era scuola non popolare, ma preparatoria per le scuole medie; e in essa entravano i bambini delle classi sociali piu raffinate, i. quali avevano nelle loro famiglie molti elementi di cultura e di educazione intellettuale e morale, e non erano frastornati nella scuola da compagni di una classe sociale meno colta e aventi bisogno di una istruzione fine a se stessa e diversa da quella che la scuola elementare in origine dava. Dopo che la legge del 1877 ha stabilita l'istruzione obbligatoria, i primi clienti della scuola elementare si sono trovati in peggiori condizioni insieme ai compagni nuovi venuti. 41 Il male non apparve subito, perché la stessa legge del 1877 prolungò la scuola da quattro a cinque anni; e in quella prima età un anno di piu è sempre da sé solo un validissimo coefficiente di maturazione intellettuale. Ma ridotta da capo, nel 1904, la scuola a quattro anni, era naturale che la impreparazione si rivelasse subito e stridente. A questo male non v'è che un rimedio: dividere gli alunni destinati alla Scuola media dagli alunni destinati alla Scuola popolare, non alla fine della quarta elementare, ma alla fine della terza; e annettere ad ogni scuola di alta cultura un anno preparatorio, in cui alla scolaresca intellettualmente e socialmente omogenea sia impartita una educazione speciale, piu adatta ai suoi bisogni e non frastornata dalle esigenze di altre classi sociali. A questo corso preparatorio dovrebbero essere ammessi i bambini, che 41 Cfr. quanto abbiam detto a pp. 320 sgg.; e GABELLI, L'istruzione in Italia, pp. 351 sg.: "In Italia, fino a un quarto di secolo fa [il Gabelli scriveva nel 1888] non s'accostava alle scuole elementari se non una classe sociale, che di solito proseguiva poi gli studi; una classe cioè, se non benestante, discretamente agiata, a cui non mancavano certe tradizioni di cultura e, ciò che piu importa, certi esempi e certe abitudini di rettitudine e di delicatezza in famiglia. I bambini entravano nelle scuole già predisposti dal padre e dalla madre, che poi non smettevano di contribuire col maestro alla loro educazione. Ma le scuole si accrebbero; dove ce n'era una, ne sorsero dieci, venti, quaranta. Che piu? Fu imposto l'obbligo di- frequentarle; gli alunni diventarono tre, quattro, sei, a luoghi dieci volte piu numerosi. In alcuni paesi ci andarono tutti. E dove si reclutarono mano mano tutti questi neofiti della scuola? In una classe sociale sempre inferiore, e in uno strato moralmente piu basso, e quindi per necessità anche meno educato. Entravano nelle scuole, non piu i soli figli del possidente, dell'avvocato, del medico, dell'impiegato, del commerciante; ma via via quelli del fabbro, del falegname, del sarto; poi quelli del portinaio, del vetturino, del legnaiuolo, dell'erbivendolo; e in fine quelli di tutti fino allo stracciaiolo nelle città e al piu misero contadino in campagna. Per noi è un bene, perché l'istruzione non dev'essere un privilegio di nessuno, e un popolo non è una mandria di pecore, con a capo alcuni pastori col diritto di pascerle e di tosarle ... Ma intanto ... uno degli scolari è costretto dai bisogni della famiglia a lavare le stoviglie e spazzare la cucina, in luogo di fare il compito o di apprendere la lezione. Un altro la mattina non può andare alla scuola, perché deve aiutare la famiglia a raccogliere la foglia del gelso, o le ulive, o condurre al pascolo le oche o il maiale. Un terzo non sente in casa che sconci lazzi o bestemmie. Un quarto vede il babbo entrare tutte le sere ubriaco e pigliarsi lo svago di batter la moglie. Un quinto vive in una stanzaccia umida e senza luce attorniato da cinque o sei fratellini, e tutta la giornata non sente che pianti e guai. Un sesto ha il padre in prigione, e, mentre la madre corre qua e là a prestare servizi per le case, va a zonzo per le strade, s'accompagna coi monelli e gioca a sassetto. E uno non ha libri, un altro non può comperare i quaderni, a un altro mancan le scarpe. Credesi proprio che tutto questo non abbia alcuna influenza sopra la scuola?" 464 BibliotecaGino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==