La riforma della scuola media È questa una riforma indispensabile per assicurare alle scuole di alta cultura le condizioni di un funzionamento didattico normale, e per impedire che esse, mal distribuite, perturbino come ora il naturale reclutamento delle professioni superiori. Essa implica la regifìcazione di tutte quelle scuole pareggiate che corrispondono a reali bisogni delle popolazioni e la soppressione delle altre; e sarebbe questo uno dei migliori vantaggi del nuovo sistema.34 Inoltre la riforma richiede un riordinamento completo dei rapporti finanziari fra lo Stato e gli enti locali in materia scolastica. In ogni servizio pubblico - diceva il Bonghi nel 1874 - di una utilità bensf generale, ma pur siffatta che si distribuisce diversamente nei vari centri, nei vari nuclei, è necessario che questi nuclei, queste varie combinazioni amministrative del paese, lo Stato, la Provincia, il Comune, concorrano: dappoiché se lo Stato spendesse esso solo, sarebbe alterata nella distribuzione della spesa la proporzione di utilità propria e diversa della provincia e del comune: e se concorressero soltanto la provincia e il comune, sarebbe trascurata in quell'ordine di insegnamento, in cui ciò succedesse, quella parte di utilità generale e comune a tutto lo Stato che deriva dalla scuola, per quanto quella possa per alcuni rispetti esser piu particolarmente utile alla provincia e al comune stesso rispetto alla distribuzione della spesa.35 Con quale criterio i contributi si debbano distribuire, non tocca a noi dire36 ; ma un criterio costante è necessario. In Italia, invece, le scuole sono state istituite sempre senza criteri di sorta: e vi sono scuole mantenute tutte dallo Stato con ingiusto privilegio per le città e le province che ne godono; e scuole mantenute tutte dagli enti locali pur essendo necessarie e magari obbligatorie per legge, con ingiusta esenzione dello Stato; e scuole mantenute in comune dallo Stato e dagli enti locali, ma in proporzioni diverse da una città all'altra e da una scuola all'altra. È una vera anarchia, determinata in parte dalla legislazione erronea, e in parte dalle inframettenze politiche e dalle pressioni degl'interessi e delle vanità locali. E da quest'anarchia ogni ragionevole distribuzione dei diversi tipi di scuole è ostacolata; e si va avanti a furia di squilibri e di _favoritismi; e accanto a città ricche a profusione di scuole pletoriche vi sono città senza scuole costrette a essere tributarie delle prepotenti v1cme; e in alcuni luoghi mancano le scuole necessarie, e in altri vi sono scuole semi34 Noi non apparteniamo agli statolatri, né crediamo sia da incoraggiare la tendenza accentratrice e burocratizzatrice. Ma in fatto di istruzione secondaria gli organi di Stato, con tutte le loro insufficienze intellettuali e morali, si sono rivelati nella esperienza continua dei cinquant'anni passati migliori senza paragone degli enti locali. Per quanto le scuole governative vedano male, le scuole pareggiate vanno assai peggio, e fra il livello intellettuale e morale degl'insegnanti assunti direttamente dallo Stato e quello degl'insegnanti nominati dagli enti locali, c'è un abisso. 35 "Bollettino Ministero I. P.," 1874, p. 208. 36 Quando si stabilisce che la spesa pel mantenimento di una scuola media, detratto l'ammontare delle tasse scolastiche, dovrebbe essere sostenuta per metà dal governo, per un quarto dalla provincia, e per un quarto dalla città in cui la scuola è collocata, ci avvicineremmo - crediamo - molto all'equità. 461 BibliotecaGino Bianco
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