Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La riforma della scuola media Questo, badiamo bene, non vuol dire niente affatto che si debba fondare senz'altro una Scuola moderna in ogni città che abbia oggi un Liceo o un Ginnasio. No davvero. Si può dire in tesi generale che se una scuola di alta cultura è istituita in un paese nel quale non si provvede adeguatamente all'istruzione popolare superiore; oppure se è istituita in un paese dove poche sono le famiglie che ne sentano il bisogno giustificato; oppure se in un paese che può alimentare le sole prime classi, si istituiscono anche le classi superiori; - in tutti questi casi la scuola riesce dannosa al paese, perché attira a sé molti alunni ai quali sarebbero piu adatti altri tipi d'istruzione, e alla sua volta non può bene funzionare sotto il peso della scolaresca refrattaria da cui è invasa. Bisogna, inoltre, notare che nelle prime classi di una scuola di alta cultura la scolaresca deve essere sempre piu numerosa che nelle ultime; e lo scarto dei piu deboli deve avvenire nei gradi inferiori e non, come ora nella Scuola classica con danni gravissimi per tutti, dal quarto anno in su. Cioè - parlando all'ingrosso - a 100 alunni che frequentano l'ultimo anno di un Liceo o classico o moderno, dovrebbero corrispondere almeno 300 alunni in ciascuna classe del primo biennio, e 200 in ciascuna classe del secondo biennio. Inoltre, va notato che se negli ultimi corsi, in cui i giovani hanno già conquistato un notevole grado di autonomia intellettuale e non hanno bisogno dell'assistenza personale continua del maestro, non c'è nessun danno ad avere classi magari di 30 alunni, nel primo biennio della scuola, invece, specialmente se vi s'insegnerà una lingua moderna, gli alunni non dovranno essere mai a nessun patto piu di 20 per classe, e nel secondo biennio non piu di 25. Donde si ricava che una classe dell'ultimo biennio di scuola di alta cultura non si può formare, se il primo biennio della stessa scuola non ha almeno quattro classi, e se il secondo non ne ha almeno tre. Ora né è bene che un istituto completo di otto anni sia aggravato riegli anni inferiori da un grande peso di classi aggiunte; né è giusto che vi sieno città privilegiate con licei completi e pletorici accanto a città sfornite di ogni scuola e costrette ad allontanare da sé bambini di 1 O anni. Se l'istruzione fosse abbandonata alla iniziativa privata, le scuole a lungo andare e dopo molte prove infelici, si proporzionerebbero da sé ai bisogni dei singoli paesi. Ma se lo Stato assume su di sé l'obbligo dell'istruzione, esso deve distribuire le scuole come farebbe una intelligente e disinteressata iniziativa privata, evitando al paese tutti i danni di una concorrenza anarchica e bottegaia. In Italia, invece, è avvenuto finora che mentre le iniziative private erano in tutti i modi ostacolate dai privilegi delle scuole pubbliche, le scuole pubbliche o erano proporzionate a priori dalle tistici, contradittori nei particolari, ma concordi nelle linee fondamentali, in LEXIS Die Reform des hoheren Schulwesen in Preussen, p. 411; PAULSEN, Das deutsche Bildungswesen in seiner geschichtlichen Entwicklung, Teubner, 1906, p. 143; SEILER, Geschichte des deutschen Unterri, chtwesen, Leipzig, Goeschen, II, 41. 457 BibliotecaGino Bianco

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