Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica dànno essi la maggioranza dei deputati, dei ministri, dei giornalisti, di coloro che fabbricano la pubblica opinione; ed è assurda la pretesa dei sostenitori del monopolio classico, che gl'insegnanti provvedano essi a sfollare la scuola con esami severi, e che deputati, giornalisti e ministri se ne stiano tranquilli ad applaudire le stragi. Se, invece, gli ordinatori hanno il buon senso di porre accanto alla scuola classica un'altra scuola di alta cultura a base di lingue e letterature moderne, avverrà, che chi per tradizioni familiari intende rivolgersi agli stud1 letterar1, filosofici o giuridici preferirà istintivamente la scuola classica; mentre l'ingegnere, il fisico, il chimico, il matematico futuro daranno la preferenza alla scuola moderna. Anche in questa scuola, beninteso, i piu continueranno a brontolare che sia troppo difficile, troppo lunga, troppo poco p•ratica, troppo poco utile per la vita, perché l'interesse privato degli alunni e delle famiglie (spicciarsi presto e guadagnar presto quattrini) non coinciderà mai con l'interesse superiore dello Stato, il quale prima di classificare i giovani negli ordini superiori della società deve far perdere ad essi del tempo in discipline di intensa educazione umanistica. Ma questa elevata educazione, che deriva dal metodo formativo dell'insegnamento, non dalla materia dello studio, sarà piu docilmente tollerata in grazia dei risultati utilitad collaterali che lo studio arrecherà, e in questi risultati il maestro troverà un notevole aiuto ad invogliare gli alunni al lavoro e condurli al grado di educazione intellettuale che si è prefisso. I soldati che non abbiano fiducia nel loro generale sono già vinti prima di combattere e trovano nella diffidenza verso i loro capi un incoraggiamento alla viltà: parimenti, quegli alunni che in un sistema meno illiberale non andrebbero alla scuola classica, ma vi sono oggi incatenati dal monopolio universitario e il classicismo sentono senza tregua criticato nelle )oro famiglie, non è naturale sieno già per tre quarti disposti a disamare la scuola e a subirne stizzosamente il peso? non hanno essi buon gioco per mettere a carico della scuola, insieme agli effetti reali della libertà ad essi negata, quelli della loro infingardaggine e pochezza intellettuale? Messi, invece, in un'altra scuola alle prese con discipline, di cui nessuno nega che sieno utili e piacevoli e necessarie a un uomo moderno, i -deficienti si dimostreranno una volta per sempre ciò che sono e non di fornirli tutti di una laurea. È perciò che la laurea è indispensabile alla prole del piccolo proprietario di campagna e del bottegaio, la quale vuole farsi avanti ed arrivare. È perciò, in fine, che una laurea richiedono anche quei benestanti, per i quali il titolo accademico completa quello nobiliare, ovvero, piu spesso, bene o male lo sostituisce. Sono cose risapute: Il!a forse meno noto è che, in grazia di questa funzione sociale assunta dal dottorato, analoga a quella che competeva agli sproni d'oro nel Medio Evo ed allo spadino nel Settecento, la maggioranza dei giovani che frequentano oggi i Licei e le Università non hanno, né alcuna spiccata attitudine letteraria, né quella curiosità disinteressata di allargare i limiti dell'ignoto che è indispensabile per appassionarsi sinceramente agli studi di coltura generale, siano essi storici, sociali o di qualunque altro ramo dello scibile. Or quando si manca del fuoco sacro, quando non si sente la voluttà di imparare per il solo scopo di imparare, non si apprendono veramente che quelle nozioni, le quali rappresentano per l'individuo una pratica utilità; e quelle altre di cui si è parlato, che giovano soprattutto ad elevare il livello della coltura collettiva, si studiano solo per l'esame e sono dimenticate qualche mese dopo l'esame." G. MoscA nel "Corriere della Sera," 20 novembre 1907. 446 BibliotecaGino Bianco

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