Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica stra degl'ingegni migliori; e della scuola classica continueranno sempre a servirsi tutte le famiglie le quali desidereranno che le menti dei loro figli ricevano un'impronta di raffinamento e di aristocrazia intellettuale. E non rimarranno deluse, purché il loro figliuoli abbiano un ingegno sufficiente a sostenere il lavoro degli stud1 classici nella scuola e ad istruirsi largamente da sé fuori della scuola.13 Anche le lingue e letterature moderne, però, hanno i loro vantaggi. Gli stud1 classici, infatti, riescono veramente educativi ed utili per quei soli alunni, che seguono tutto il lungo ciclo di essi, dalle prime esercitazioni grammaticali e lessicali alle ultime larghe e profonde letture di autori. Chi debba o voglia fermarsi a mezza strada, ha perduto miseramente il suo tempo, e si trova spostato e disorientato per tutta la vita.14 Negli stessi ordini med1 e superiori della società, pertanto, non tutti possono avventurarsi nella scuola classica a cuor leggero; e una famiglia le cui condizioni economiche non sieno molto salde, mandando i figli alla scuola classica, intraprende una speculazione a lontana scadenza ed aleatoria assai. E quanto piu cresce l'instabilità delle condizioni economiderno si deve a due circostanze di indole indubbiamente transitoria; la gli studi moderni, non essendo ben chiare a molti modernisti le necessità formative dell'istruzione secondaria, ed essendo in origine stata la reazione contro gli studi classici condotta quasi ovunque in nome dell'utilitarismo e del professionalismo, hanno sempre oscillato fra l'indirizzo educativo e l'indirizzo utilitario, pencolando quasi sempre verso l'utilitarismo con grave danno dello sviluppo intellettuale degli scolari; 2<> la scarsa considerazione e la inferiorità giuridica, in cui gli studi moderni sono stati ovunque fino a questi ultimi anni tenuti, han fatto si che alle scuole moderne andassero in generale alunni appartenenti a classi sociali meno colte e meno raffinate di quelli che frequentavano le scuole di latino e greco. E a queste osservazioni del Girard se ne può - crediamo - aggiungere un'altra di grande peso: che, cioè, dato il valore ineguale dei certificati finali di studio, gli alunni delle scuole moderne hanno dovuto tutti, senza nessuna libertà di scelta, buoni e cattivi, passare alle scuole universitarie scientifiche e tecniche; mentre degli alunni delle scuole classiche, ai quali tutte le vie erano aperte, passavano alle Facoltà universitarie di scienze e ai Politecnici quei soli alunni che avevano per gli studi scientifici attitudini speciali: che meraviglia se in siffatte condizioni i secondi facessero in media miglior prova dei primi? Quando anche dalla Scuola moderna si potesse passare agli studi universitari di filologia classica, pochissimi alunni della detta scuola tenterebbero certo il passaggio; ma sarebbero quelli nei quali si fosse rivelata una vocazione speciale per gli studi classici, e che porterebbero nei nuovi studi tutto il largo capitale di cultura scientifica e moderna accumulato nella scuola secondaria, aggiungendovi le nuove faticose ma desiderate conquiste classiche: costoro, evidentemente, darebbero negli studi classici migliori risultati della maggioranza proveniente dalle scuole secondarie classiche, senza che da questo fatto si potesse trarre argomento ad affermare la superiorità degli studi moderni sugli studi classici. Non si può, per altro, disconoscere che dall'esperienza di tutti i paesi non risulti una impressione d'insieme favorevole alla Scuola classica. E il motivo della superiorità educativa della cultura classica crediamo si debba ricercare appunto nelle considerazioni, che abbiamo attribuite nel testo ad un ipotetico classicista nostro contradittore e che - a dire il vero - crediamo che... nessun classicista abbia finora messe avanti. Tutti gli altri argomenti che i classicisti accampano contro gli studl moderni (vedi per esempio FRACCAROLI, La questione della scuola, Torino, Bocca, 1905, pp. 57-93) valgono contro i modernisti grossolanamente utilitari che sacrificano l'alta cultura alla istruzione professionale; n.on valgono in nessuna maniera contro la scuola quale noi la concepiamo, nettamente distinta dalle scuole professionali aventi fine in se stesse. 13 Quanto piu è incolto l'ambiente in cui vive l'alunno fuori della scuola, quanto minori aiuti spontanei esso offre per riparare alle deficienze dell'insegnamento, tanto piu grande deve essere l'ingegno e la capacità d'assimilazione del giovane, perché egli possa risolvere bene colle sole sue forze il problema di nutrire il suo pensiero di elementi classici, senza perdere il necessario contatto con la società moderna. 14 VILLARI, Nuovi scritti pedagogici, Firenze, Sansoni, 1891, p. 285; "Se vi mostro la differenza fra vertebrati e invertebrati, questa cognizione vi è già utile; ma quando avete imparato hic, heac, hoc, voi non sapete ancora nulla. Restando solo a ciò, avreste nella mente un ingombro inutile di materie da gettar via." 444 BibliotecaGino Bianco

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