Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La riforma della scuola media derna. E alle discipline letterarie come alle scientifiche la nuova vita non può affluire che dalla filosofia e dalla storia. Per questo i piu insigni scienziati del tempo nostro pregano e gridano che si cacci dall'insegnamento medio di cultura l'utilitarismo, il quale si ride delle idee e non si cura che degli effetti pratici; l'abuso delle nomenclature, degli schemi, dei meri esercizi verbali; l'esposizione dei risultati e delle leggi, che non sia preceduta dalla storia dei tentativi e delle esperienze, per cui lo spirito è riuscito, provando e riprovando, a raggiungere il vero. Il Du Bois-Reymond10 ha formulata nitidamente la piu grave accusa che si muove all'insegnamento scientifico consuetudinario e routinier scrivendo: Le scienze, disgiunte dallo spirito filosofico, rendono piu angusto l'intelletto e distruggono il sentimento dell'ideale. Al contrario lo spirito filosofico, quando animi gli studi scientifici, dà loro uno scopo, un significato, un valore diverso da quel valore di applicazione commerciale, che solo sta a cuore agli Edison. L'alunno non dirà piu continuamente, di fronte alle formule della chimica e della meccanica: Che me ne importa, dal momento che io non sarò né chimico né meccanico? Non è dunque soltanto lo studio del latino e del greco che fa spuntare sulle labbra dei piccoli e feroci utilitaristi adolescenti, la famosa domanda, che è quasi il grido di guerra dei nemici della Scuola classica: A che serve? Anche l'insegnamento della chimica o della fisica provoca spesso uguali proteste. E ad essi si deve rispondere nelle nostra scuola, rendendo il metodo di esposizione sempre piu ideale, piu elevato e piu inutile. Perché, o il giovane che protesta è nella nostra scuola un fuorviato, e non ha né tempo né voglia di comprendere le idee generali; e allora si deve respingerlo al piu presto in una di quelle scuole pratiche e tecniche ove potrà imparare soprattutto ciò che gli può essere immediatamente utile. O egli s'annoia e s'accascia sotto il peso di formule senza vita, che smorzano nel suo spirito la fiamma della curiosità; e allora la colpa è dell'insegnante e del m_etodo. Ora non è far torto, crediamo, ai colleghi che insegnano oggi scienze nei Licei e negli Istituti tecnici - e molti di essi consentono spontaneamente - l'osservare che parecchi di loro poco si curano di svegliare l'attenzione alacre e l'amore dell'indagine nei loro alunni. Spesso, troppo spesso, l'insegnante di fisica o di chimica ricorre all'esperimento soltanto per dimostrare ciò che ha affermato, e non per insegnare come si osservi un fatto e se ne traggano conseguenze precise; troppo spesso l'esperienza è regolata e determinata prima, e riesce agli occhi indifferenti dello scolaro un giochetto preparato, una conclusione prestabilita ed a cui si doveva giungere inevitabilmente; non una scoperta proseguita lungamente dalla riflessione, e raggiunta dopo una serie di osservazioni, di ipotesi, e di induzioni metodiche. Quanto di noi non ricordano con una sensazione 10 Du Bois-Reymond Paul (1831-1889). Si occupò dapprima di medicina (anatoD:1ia e ~s~ologia dell'occhio ed analisi del sangue), poi di matematica, specialmente di ricostruzione crltlc~ dei concetti fondamentali della matematica, fu professore nell'Università di Friburgo (1870) poi a Tubinga (1874) e quindi al Politecnico di Berlino (dal 1884). [N.d.C.] 437 BibliotecaGino Bianco

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