Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica scendo ogni giorno piu il valore morale ed estetico che lo studio degli scrittori nazionali ha nell'educazione dei giovani? Dante ha nei nostri licei la parte del leone e prende per sé piu ore che non Cicerone, Livio e Senofonte insieme. Non è questa una vittoria delle letterature moderne sul classicismo? Il Rinascimento in Italia aveva tracciato il suo piano di educazione umanistica sulle basi del latino e del greco e l'aveva imposto all'Europa: la lingua volgare non era ammessa alla dignità dell'insegnamento. Nelle tre celebri Scuole sassoni di Pfòrta, Meiszen e Grimma, fondate tra il 1543 e il 1550, si insegnava il latino e il greco, e si parlava e scriveva in latino; del tedesco nessuno si occupava; e da quelle scuole uscirono nel corso di due secoli e mezzo molte tra le piu elette menti germaniche, sino a Klopstoc, a Lessing, a Fichte. Ma lo studio della lingua materna entrò di forza dappertutto nelle Scuole medie, quando si comprese che la letteratura nazionale era ricca, varia, matura abbastanza da offrire agli spiriti un nutrimento corroborante come le antiche e, piu gradito forse perché piu prossimo a noi, piu in armonia con la vita e con le aspirazioni dei tempi nostri. - Si tratta solo di muovere un altro passo nella stessa direzione e di riconoscere ugual valore estetico ed intellettuale alle letterature straniere. Qui i classicisti intransigenti si ribellano. Concedere il posto d'onore alla letteratura nazionale, passi, quando essa sia fiancheggiata e sostenuta dallo studio parallelo degli scrittori greci e latini: ma non si può ammettere che la lettura di un classico francese od inglese equivalga per efficacia di educazione mentale ad un classico antico. Certo - scrive un recente e strenuo sostenitore del classicismo in Germania, Cristiano Muff - dalla conoscenza di scrittori come Shakespeare, Dickens, Macaulay si può trarre molto vantaggio, come pure dai poeti classici francesi e da alcuni dei moderni. Ma dove sono gli standard books, i libri essenziali, come Omero e Sofocle, Platone e Demostene, Tucidide e Senofonte, Cesare e Cicerone? Nessuno vorrà affermare che nelle letterature francesi ed inglesi si trovino scrittori tanto pregevoli, schietti ed adatti alla gioventu, come presso i Greci ed i Romani. Nessuno? E perché mai? Gli scrittori moderni sono esteticamente as- .sai inferiori agli antichi? È un giudizio, o un pregiudizio, che fu oppugnato validamente sin dalla fine del seicento, quando nacque la famosa Questione degli antichi e dei moderni; anzi da taluni spiriti superiori, sin dall'età del Rinascimento. Giovanni Boccaccio, che non teme certo la taccia di tiepido amore per gli antichi, metteva per conto suo l'Alighieri accanto e sopra i piu celebrati scrittori latini. Lo stesso Erasmo di Rotterdam, proteiforme ed eloquente interprete della Rinascita e delle varie correnti intellettuali che in essa si agitavano, esortava nell'Ecclesiastes sive de ratione concionandi i predicatori del suo tempo a studiare i libri di coloro che salirono in fama scrivendo in volgare, "quales celebrantur apud Italos Dantes et Petrarcha. Nec est ulla tam barbara lingua quin 420 Bibliote"caGino Bianco

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