La riforma della scuola media nuco dilettantismo letterario, come nelle vecchie scuole dei gesmu, o a inopportune e odiose esercitazioni grammaticali ed erudite, come in troppe delle nostre scuole medie; ma servano, come servirono nei grandi secoli del Rinascimento, a porre in comunicazione immediata i giovani con l'antico pensiero. Gli alunni della vostra scuola, invece, spezzato ogni legame colla civiltà classica, saranno forse ottimi sottufficiali nell'esercito del lavoro, sapranno applicare praticamente e meccanicamente le scoperte della scienza; ma l'educazione classica soltanto può dare quel concetto superiore della vita, quella visione storica della- nostra civiltà, quella prontezza di coordinazione e di sintesi, senza cui non esistono né conduttori di popoli, né sovrani dell'azione e del pensiero. E questo è davvero il problema centrale, il punctum saliens nella controversia fra i sostenitori del monopolio classico e coloro che di fronte e in gara con la Scuola classica vorrebbero istituire una scuola di cultura a base di lingue moderne e di scienze. Può lo studio di una o piu lingue straniere vive in una scuola di cultura per le classi dirigenti tenere degnamente il posto che - non diciamo: occupano - ma dovrebbero occupare il latino e il greco nella Scuola classica? Può questo studio, al pari di quello delle lingue e letterature classiche, esercitare ed acuire le facoltà logiche, far duttile e pronto l'ingegno, raffinare. il senso del bello, ampliare la visione storica del passato e quasi il cielo intellettuale e morale del giovane, mentre gli offre nelle lingue parlate uno strumento preziosissimo di utilità immediate? O appunto perché si tratta di lingue vive, il criterio dell'utilità necessariamente prevale, e il giovane non si preoccupa, studiandole, se non delle lettere commerciali che potrà scrivere, dei viaggi che gli saranno agevolati, delle cognizioni tecniche che potrà derivare dai libri, dalle riviste, dai colloqui con gli stranieri; e scivola insensibilmente insieme al maestro sul pendio prettamente e grettamente utilitario e professionale? Per noi non v'ha dubbio che le letterature moderne, e per avere derivato dalle opere greche e latine le virtu che in quelle piu ammiriamo e meglio giovarono all'educazione delle generazioni trascorse, e per essersi arricchite delle idee e dei sentimenti nuovi elaborati dall'intelletto umano sotto l'azione del cristianesimo e della democrazia, possano prendere degnamente il posto delle letterature classiche nell'educazione intellettuale e civile della nostra gioventu. 3 Questo concetto, si badi bene, già da tempo è stato accolto tacitamente dai classicisti piu rigidi in Italia e fuori. Che significa, infatti, l'importanza e l'estensione sempre maggiore concessa da un secolo a questa parte nei programmi scolastici alla lingua nazionale: all'italiano in Italia, al francese in Francia, al tedesco in Germania, se non questo, che dalla rivoluzione francese e dal moto romantico in poi si è venuto ricono3 Cfr. l'inchiesta francese II, 65, 152-6, 365-6, 377, 566, 643-4, 675 e passim; e PIAZZI, La scuola media e le classi dirigenti, pp. 54 sgg., 233 sgg. 419 BibliotecaGino Bianco
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