La riforma della scuola media sibile il buon funzionamento delle stesse scuole di alta cultura disinteressata, sieno classiche, sieno moderne. Ma non dalle scuole professionali usciranno coloro, tra i quali l'Italia dovrà scegliere le intelligenze regolatrici delle sue energie e delle sue attività: gli uomini politici, i diplomatici, gli scienziati, i capi ingegneri, gli scrittori, gli ufficiali superiori civili e militari. A questa classe di cittadini occorre una cultura larga, multiforme, disinteressata, su cui ciascuno di essi possa fondare, come su base incrollabile, l'edifizio delle osservazioni e delle iniziative personali; occorre una specola, da cui lo sguardo di ciascuno possa spaziare su un vasto orizzonte e impedisca loro di cadere nelle angustie intellettuali a cui sono condannati tutti gli specialisti precoci. Il giovane che si avvia per le professioni superiori troverà nelle scuole universitarie gli speciali insegnamenti professionali di cui abbisogna; e la scuola media non deve servire a rendere inutili le scuole universitarie, ma a preparare ai complessi e severi studi di queste gli alunni con una educazione dell'intelletto del tutto diversa per indirizzi e per metodi dall'istruzione professionale. In una scuola di cultura preparatoria per gli studi superiori né il prof~ssore di fisica deve insegnare a fabbricare i campanelli elettrici, né il professore di scienze naturali a combattere la peronospera o a preparare i fichi secchi e le acciughe salate; ma sarà loro ufficio dare ai giovani l'esempio e l'abitudine della osservazione scrupolosa e del ragionamento rigido e cauto, che si ferma ad ogni passo a verificare se stesso; il loro ufficio sarà di metterli, non appena sia possibile, di fronte alle grandi leggi della natura fisica e organica, ed alle ipotesi piu suggestive che la scienza abbia escogitate per integrare le lacune della ricerca sperimentale. Gli studi professionali e utilitari verranno dopo, e saranno tanti piu facili e fruttiferi, quanto meglio la mente del giovane sarà stata avvezzata al metodo scientifico e alla visione elevata e sintetica dei fatti. Dopo otto anni di latino, l'alunno non saprà certo leggere nessun trattato tedesco di elettrotecnica o di ostetricia; e anche se vorrà come giurista consultare il Corpus iuris nel testo originale, troverà gravi difficoltà per capire e orientarsi. Non importa. Anche se il profitto apparente è stato scarso, il profitto latente è stato molto. Esercitandosi a lungo nel tradurre le idee latine in italiano - se aveva ingegno sufficiente e se ha avuto maestri adatti - egli ha dovuto mettere in moto tutte le energie del suo spirito per afferrare il pensiero dell'autore classico: la memoria della grammatica e del vocabolario non bastava; il ragionamento ha dovuto dare il filo conduttore; l'immaginazione ha dovuto - come nella ricerca scientifica - supplire con ipotesi dove il ragionamento non arrivava; le conquiste sicure hanno servito come punti di partenza o strumenti di controllo per le conquiste congetturali; l'alunno nel porre a nudo il pensiero altrui ha imparato a rendersi conto del proprio; quando poi ha dovuto tradurre, tutte le finezze della lingua materna sono state chiamate in suo soc413 BibliotecaGino Bianco
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