Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica Le scuole medie - dice la relazione che precede il R. D. 11 nov. 1904 - affollate di giovani delle piu diverse attitudini e delle aspirazioni piu varie, rimangono inerti al contatto di tanti svariati bisogni, e non preparano sufficientemente alla vita ... Nessun dubbio v'ha che le nostre scuole medie, ed in ispecie quelle a tipo classico, siano ingombrate da un rilevante numero di alunni che non dovrebbero frequentarle, sia per le loro deficienti attitudini, sia perché non vi possono trovare quello che essi vi cercano, cioè una sommaria preparazione a scopi professionali... La scuola secondaria si era dovunque foggiata sul tipo del vecchio ginnasio, quale unica via alle professioni liberali, e lo Stato aveva avuto cura di preparare prevalentemente, se non esclusivamente, a tali professioni, trascurando le inferiori; sicché la tendenza propria dell'età nostra, di far penetrare la cultura in tutte le classi sociali e d'elevare, per mezzo d'essa, tutte le forme di attività professionali, a cominciare dalle piu umili, questa tendenza, non avendo il suo naturale svolgimento in appositi ordini di scuole, ha prodotto, dovunque, lo stesso fenomeno della ipertrofia degenerativa della cultura classica, e dello squilibrio tra la scuola ufficiale ed i nuovi fini sociali della istruzione. Che se gli scopi delle scuole medie si considerano ricondotti alla loro essenza, sarà allora facile liberarsi da alcuni pregiudizi, che per quanto diffusi contengono dei veri e propri errori (sic). Il piu grave fra tali pregiudizi è quello per il quale nella scuola media l'importanza di un insegnamento si desume dagli scopi di pratica ed immediata utilità, che esso può aiutare a conseguire. Appunto questo pregiudizio confonde i fini delle scuole professionali con quelli delle scuole di cultura generale, e viene sostanzialmente a disconoscere quel precetto fondamentale, che assegna alle scuole di cultura il fine di preparare una larga e solida base per la vita intellettuale degli individui e delle nazioni, dimentica tutto ciò che ha di valore formale l'educazione e trascura un dettato di sicura esperienza: che alle forme speciali di alta cultura non si perviene, se non quando lo spirito è reso piu maturo, piu aperto, piu flessibile da una salda preparazione di cultura generale. Se non che nel determinare la nozione di "cultura generale" bisogna tener conto, non già di quella somma di cognizioni che sarebbe desiderabile, ma di quella che è possibile. Il difetto di molte teorie, su questo punto contradittorie, consiste precisamente nella confusione, che si fa tra una idea astratta ed una necessità concreta. Mano mano che lo svolgimento meraviglioso dello spirito umano nell'ultimo secolo moltiplicava ed allargava i rami dello scibile, ognuno di essi veniva considerato sotto l'aspetto della sua assoluta importanza ed ammesso fra i componenti o i fattori essenziali della cultura media, sovrapponendosi a quella già esistente, senza che alcuno di questi fosse non che eliminato attenuato. Ma si dimenticava che la capacità media del discente non può aumentare né aumenta in proporzione: essa rappresenta anzi ciò che ben può chiamarsi una media costante, sicché quanto piu nominalmente si allarga il campo delle cognizioni assegnate, tanto piu effettivamente diminuisce la solidità delle cognizioni apprese. Cosi la cultura media da generale è diventata enciclopedica,29 e non può dirsi assolutamente ingiustificato il lamento che nelle nostre scuole si insegni troppo, ma si apprenda poco. Per rimediare a questo che è il piu grave inconveniente della nostra scuola secondaria, certo molto deve sperarsi da una riforma dei metodi, conseguibile soltanto con una preparazione piu tecnica dell'insegnamento secondario ... Ma prescindendo da questa riforma, cui non si potrà provvedere che con uria legge, e pur sperando da essa una semplificazione di metodi capace di attenuare il cosi detto sovraccarico intellettuale, resta pur sempre la 29 Per "cultura generale," dunque, l'estensore della relazione intende, non la erudizione enciclopedica, ma una cultura intellettuale varia ed equilibrata, ottenuta mediante studi non specializzati in senso professionale. E in questo significato la intendono molti altri. Se non che all'atto pratico l'equivoco contenuto nell'aggettivo "generale" fa si che molti pensino non potersi la "cultura generale" - nel senso buono - ottenere se non per mezzo di una istruzione enciclopedica. E, come vedremo, nello stesso errore inciampano anche gli autori del R. D. 11 novembre 1904. 406 BibliotecaGino Bianco

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