Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La riforma della scuola media scrive sui giornali, che non avvicina i deputati, che non ha influenza politica, e di cui perciò è giusto che nessuno si dia cura; mentre dei 14 mila giovani, che entrano nell'Istituto tecnico, ben pochi appartengono alle vere e proprie classi superiori e i piu sono per questo motivo indegni di essere tenuti in seria considerazione; fra i 46 mila alunni del Liceo-ginnasio, invece, vi sono quasi tutti coloro, che hanno per pater familias un elettore influente, il quale rappresenta spesso sui giornali la parte del "cittadino che protesta," e contribuisce a creare la cosf detta opinione pubblica, e non esercita mai invano la sua pressione sui poteri dello Stato. Il quale pcater familias, avendo studiato per lo piu anche lui al tempo dei tempi nel Liceo, s'immagina di conoscerne i difetti e non ha penuria di opportuni e sicuri rimed1: perché, se chi è stato malato non si reputa medico, se chi ha viaggiato in ferrovia non per questo si considera degno di essere nominato Direttore generale delle ferrovie dello Stato, chi invece ha frequentato una scuola si crede sempre competentissimo a criticarla e riformarla. E il ministro della Pubblica Istruzione, che non può no·n avere la legittima ambizione di immortalarsi, ed ha fatto anche lui il Liceo, ed è molto spesso progenitore di prole liceale piu o meno abbondante, e ai lamenti del "paese" è tanto meno insensibile quanto piu del "paese" egli stesso condivide i palpiti, il ministro dell'Istruzione dovrebbe essere proprio un eroe per resistere alla tentazione di rif armare la scuola classica. Le Scuole tecniche e gl'Istituti e le Scuole Normali le lascia naturalmente tranquille, dal momento che pochi ne parlano e lui stesso non sa nemmeno quali materie vi sieno insegnate. Il male è che una riforma seria, non solo presenta difficoltà tecniche gravissime e richiede per essere concepita e attuata un enorme sforzo di pensiero e di volontà, ma non è possibile realizzarla senza un grosso dispendio, mentre per l'istruzione fino a questi ultimi anni ben pochi fra i nostri cosf detti "uomini di Stato" hanno creduto valesse la pena di sprecar denaro. Le grandi riforme, quindi, erano sistematicamente messe da un lato; e si facevano le piccole riforme parziali, le quali, o lasciavano intatto lo statu quo, oppure peggioravano il disagio, perché non assalivano mai il male alla radice; e questo, combattutto in un punto, riappariva subito in un altro, come avviene sempre nelle cure empiriche e sintomatiche; e il Ministro d'oggi in generale non trovava da fare di meglio che distrugger l'opera del Ministro di ieri, e preparar materia di distruzione al Ministro di domani. È stato un lungo, perenne, monotono fare e disfare e rifare, da cui ogni disciplina o forma di studio è uscita profondamente discreditata. E non solo gl'insegnanti hanno perduta ogni fiducia nella continuità e nella utilità della opera propria, ma gli alunni e le famiglie si sono avvezzati a 1s GABELLI, L'istruzione in Italia, p. 227. 393 BibliotecaGino Bianco

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