La riforma della scuola media e di slancio nel lavoro, questi difetti si manifestano in maniera anche piu intensa nei licenziati dell'Istituto, nei quali la piu larga conoscenza materiale di dottrine matematiche e di fatti scientifici non è compenso adeguato alla minore freschezza e agilità e adattabilità intellettuale. E identiche sono le impressioni di coloro che insegnano nelle scuole universitarie speciali. Nell'VIII Congresso internazionale per l'insegnamento commerciale tenuto a Milano nel 1906 il professore Leopoldo Sabbatini, direttore della Università commerciale Bocconi, dichiarava essere "emerso ad evidenza" dai risultati del primo quadriennio di vita della sua scuola, "che i giovani licenziati dalle scuole classiche, pur trovando nei primi mesi qualche maggiore difficoltà negli studt tecnici, riescono prontamente a mettersi in grado di seguire con profitto tutti i corsi, anche professionali; e il difetto iniziale di cognizioni tecniche riesce in seguito assolutamente inavvertito e senza alcun effetto per la efficacia dell'insegnamento." Invece i licenziati dall'Istituto non portano "una disciplina intellettuale cos1 severa e completa da potere affrontare senza sforzo i piu difficili problemi che la scienza presenta." E il difetto è anche maggiore nella Sezione di ragioneria e commercio a paragone della Sezione fisicomatematica. Onde il Sabbatini, pure affermando con grande energia che la scuola classica non è bene adatta a preparare i giovani agli studt commerciali universitari e che a questo scopo provvederebbe assai meglio una scuola secondaria a base scientifica e moderna, sosteneva che, fino a quando siffatta scuola non esista, alle Scuole superiori di commercio non si dovrebbe essere ammessi se non con la licenza della scuola classica.24 Il prof. Korner, direttore della R. Scuola superiore d'agricoltura di Milano, interrogato da noi se nella sua lunga esperienza scolastica avesse riscontrato differenze fra i giovani provenienti dai Licei e quelli degl'Istituti tecnici, si compiaceva di risponderci con la seguente interessantissima lettera: 24 Atti del Congresso, pp. 284 sgg.; pp. 368 sgg. Alle idee del Sabbatini aderir01'0 calorosamente quasi tutti gli oratori del Congresso (pp. 94-115), fra i quali il Vice-presidente della Società internazionale per lo sviluppo dell'Insegnamento commerciale, il direttore della Scuola superiore commerciale e consolare di Mons, il delegato della Grecia, il delegato del Ministero dell'istruzione del Belgio. Caratteristiche sono le parole del delegato del governo greco: "Les jeunes gens quittent l'école à des ages différents, et cet age correspond dans une certaine mesure aux moyens financiers dont leurs parents disposent. A ce sujet on peut établir quatre classes différents: dans telle on quitte l'école à 11 ans, dans telle autre à 14 ans, à 18 ans dans une autre classe encore, enfin à 22 ans. Telle est, bien determinée, la distinction des quatte degrés de l'enseignement commerciai corrispondants aux diiiérentes classes qui composent la société et, à peu près, au classement habituel de la fortune. Chacune de ces classes peut donc recevoir un enseignement professione! approprié à ses besoins et à ses moyens. Pour ceux qui entrent dans la vie pratique à 18 ans, il y a l'école commerciale moyenne, qui, sans les astreindre à des études universitaires, leur donne les connaissances générales et professionelles nécéssaires. Quant aux parents qui veulent faire étudier leurs enfants jusque vers 22 ans, ils ne doivent pas leur faire fréquenter les écoles moyennes de commerce, mais l'Université ou la Faculté commerciale. L'école moyenne de commerce doit avoir le but précis dont on parlait tout à l'heure, mais elle ne peut pas en avoir deux à la foi: la préparation à la vie pratique et la préparation à une école supérieure. Cela est impossible. Je me suis occupé beaucoup des questions d'enseignement, et je suis convaincu qu'on ne peut attraper deux buts à la fois dans une école" (p. 107). Tutte le nostre scuole, invece, pretendono proprio "attraper deux buts à la fois." 371 BibliotecaGino Bianco
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