Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica aprire scuole per tanto numerosa parte di giovani italiani, i quali volevano dedicarsi all'industria, all'agricoltura, al commercio. Queste due idee, invece di unificarsi, fondersi in un sol tutto organico, rimasero separate, l'una in urto con l'altra ... C'è l'una e l'altra idea, e non è raggiunta né l'una n~ l'altra. Io trovo dapprima questa doppia tendenza nella legge medesima. La legge chiama questi Istituti, istituti di cultura generale e speciale. La parola generale vi rivela la prima idea che balenò innanzi alla mente dei legislatori. Ma la legge dichiara anche che questi Istituti hanno per fine di indirizzare a questa o quella professione tecnica, e quindi soggiunge appresso che le scienze debbono essere spiegate in guisa da essere immediatamente suscettibili d'applicazione, e quindi le divide in sezioni; e quando dice che bisogna stabilirle in diversi centri, secondo le condizioni agronomiche, commerciali ed economiche in cui si trovano le provincie d'Italia, voi vedete come il secondo concetto, il concetto delle scuole speciali e professionali, annulla il concetto della rultura generale. Perché gli Istituti tecnici avessero vita, bisognava un regolamento. Allora fu nominata una Commissione composta di uomini speciali e di uomini di cultura letteraria. Fu là che la duplicità del concetto che è nella legge, fu là che naturalmente si doveva rivelare. Quindi nacque fin d'allora la disputa se questi Istituti tecnici fossero solo istituti di cultura generale o fossero scuole speciali. Avvenne che dopo tre mesi la Commissione si sciolse senza potere decidere se fossero scuole speciali o scuole di cultura generale. Avvenne, come suol del resto sempre avvenire, che ciascuno rimase della sua opinione (si ride). Il conte Terenzio Mamiani, che era ministro della Pubblica Istruzione, che cosa fa? Gli uomini della scienza non si accordano tra loro: egli disse: poiché non vanno d'accordo, obbediamo alla legge, eseguiamo puramente le sue prescrizioni. Fu riunit:i una seconda Commissione, composta questa volta di uomini colti, di uomini abilissimi, pratici sopratutto nell'arte di fare dei regolamenti, e aggiungerò intendenti anche, in quella maniera generale che si può aspettare, di cose tecniche. Fu riunita questa Commissione, dalla quale furono esclusi tutti gli uomini tecnici, i quali sostenevano che dovessero essere scuole speciali. Voi vi attendete che questa Commissione, riunita per far un regolamento, ordinasse gli Istituti in modo da corrispondere all'aspettazione, in modo che fossero scuole di cultura generale ... Ma questa Commissione, con tutta l'intenzione di voler fare scuole di cultura generale, era preoccupata dalle obbiezioni degli uomini tecnici; preoccupata principalmente dal timore di fare scuole di lusso, dove pochi potessero andare; scuole senza scopo professionale ben definito. Questa Commissione, adunque, cominciò per voler fare una scuola di cultura generale, e fece le scuole piu speciali che si possano immaginare. E infatti, come abbiamo già accennato, all'infuori di un po' d'italiano, storia e geografia, tutti gli stud1 dell'Istituto erano specializzati secondo le sezioni professionali; e con questo fatto poté Quintino Sella giustificare il passaggio degl'Istituti al ministero d'Agricoltura, contro il Coppino che voleva conservarli al ministero dell'Istruzione come scuole di u 1 1 " cu tura genera e. Non era però trascorso il 1862, e il ministro d'Agricoltura Pepoli riconduceva di nuovo la barca in alto mare, spiegando in una relazione ufficiale come fosse "malagevole il definire se tutti gli Istituti commessi al suo Ministero volessero riguardarsi quali scuole speciali rivolte esclusivamente ad apparecchiare i giovani ad una professione od arte, o quali scuole di cultura piu ampia e piu generale, che non fosse quella che per consueto si porge nelle scuole speciali." E si augurava che "questa questione, altrettanto importante quanto difficile venisse a poco a poco chiarita dal1'avviamento pratico degli stessi Istituti; poiché le province ed i municip1 366 BibliotecaGino Bianco

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