La riforma della scuola media Fu pertanto utile consiglio sopprimere senz'altro i rami che non producevano frutto, o staccare dal tronco quelli che, come gli Istituti nautici e qualche altra scuola speciale, sembravano piu adatti a vivere di vita propria, e conservare nell'Istituto quelle sole sezioni, delle quali l'esperienza aveva dimostrato la reale rispondenza a determinati bisogni del paese. E con le riforme del 1871-76, l'Istituto risultò ovunque defin'itivamente costituito di tre sole sezioni: fisico~matematica, agrimensura, commercio-ragioneria, con la eventuale aggiunta di sezioni industriali ed agronomiche nelle città dove apparissero opportune. II Nell'Istituto tecnico, cosi semplificato e in una delle sue sezioni svisato, tutto contribuiva ad estendere il dispotismo della "cultura generale" a scapito di ogni buona educazione intellettuale e di ogni utile cultura speciale. Già la stessa legge Casati (art. 272) considerava la istruzione tecnica come un insieme di "cultura generale e speciale" conveniente ai giovani che intendono dedicarsi alle industrie, ai commerci, all'agricoltura, agl'impieghi amministrativi. E certo se per "cultura generale" s'intende, non la erudizione enciclopedica, ma quella educazione intellettuale senza cui nessun studio professionale un po' elevato sarebbe possibile, e quella educazione morale di cui anche i ragionieri e i geometri hanno bisogno per partecipare degnamente alla vita civile, ben provvedeva la legge Casati imponendo all'Istituto anche l'ufficio di fornire ai suoi alunni una cultura non puramente utilitaria, non cosI raffinata come quella del Liceo-ginnasio, ma neanche cosI modesta come quella della Scuola tecnica. Né sarebbe troppo difficile proporzionare equamente questo genere di "cultura generale" con la cultura speciale professionale. Per "cultura generale," invece, i piu intendevano nel 1859 e intendono tuttora l'insegnamento de omni re scibili. E in siffatte condizioni, allorché si trattò di far le parti nell'Istituto tecnico alla erudizione enciclopedica e alla cultura speciale dei ragionieri e degli agronomi, era naturale che il problema apparisse insolubile. Gli Istituti tecnici erano, come diceva Francesco De Sanctis alla Camera nella seduta del 28 gennaio 1862, "un enigma"; e quanti piu Edipi vi si mettevano a decifrarlo, tanto piu oscuro esso diventava. Due erano le idee - è sempre il De Sanctis che parla -, le quali si dovettero presentare nella mente di quelli che foggiarono gli Istituti tecnici... Il fine che si doveva proporre quella scuola era, non solo di fare uomini di professione, ma altresf buoni e utili cittadini. Fu questa la prima idea, idea nobile, generosa, che ammetteva un grado superiore di cultura nell'istruzione tecnica, e che faceva di questi Istituti veri stabilimenti di cultura generale. Ma accanto a questa idea ne sorgeva un'altra, ed era il bisogno urgente, immediato che si aveva di scuole che potessero provvedere al. movimento industriale, commerciale, agricolo che si era manifestato in Italia; il bisogno di 365 BibliotecaGino Bianco
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