La riforma della scuola media bili bisogni delle varie regioni; e ad affermare piu recisamente il carattere delle scuole, nel regolamento del 18 ottobre 1865 invece che Istituti tecnici le cpiamò "Istituti industriali e professionali." Tutto, però, contribuiva a tirare la nuova scuola fuori della via che la legge le aveva dapprima segnata. Proprio a mezzo il secolo XIX la vecchia "disputa fra gli antichi e i moderni" era divenuta in tutta Europa piu vivace che mai; i modernisti passavano ovunque dalla polemica astratta all'azione concreta; le scuole di alta cultura senza latino e senza greco, aspiranti all'ufficio d'avviare anch'esse la gioventu verso gli stud1 universitad, si moltiplicavano e avevano fortuna. Anche nel nostro paese era sentito il bisogno di una scuola secondaria preparatrice agli stud1 superiori, meno legata della scuola classica alla tradizione; e sotto la pressione di questo bisogno le licenze delle Scuole speciali, da cui discesero poi gli Istituti tecnici, erano state considerate in Piemonte prima del 1859 titoli sufficienti per l'ammissione all'Accademia militare, alle Scuole di marina, agli stud1 di veterinaria e di farmacia, che prima erano riservati ai soli giovani provenienti dalla scuola classica; e talvolta "per modo straordinario" era stato anche concesso agli alunni piu lodati delle scuole speciali di passare alla facoltà universitaria di matematica. 4 La legge Casati aveva voluto ignorare questi precedenti: aveva sdegnato di prendere in considerazione un movimento che portava nella sua universalità le prove del suo diritto; e uniformandosi con rigida intransigenza alle teorie educative tradizionali, aveva stabilito che la cultura delle classi dirigenti non potesse avere per base se non le lingue e le letterature antiche, e aveva creato nel Liceo-ginnasio un solo tipo di scuola di alta cultura; e a questo aveva dato il monopolio della preparazione dei giovani agli stud1 universitart Ma non v'ha legge che possa resistere alla pressione delle necessità sociali; e nel contrasto fra la volontà del legislatore e le richieste delle famiglie, che esigevano una scuola avente a base una cultura scientifica e moderna e avviatrice per gli stud1 superiori, chi ebbe la peggio fu la legge. E benché la legge Casati interdicesse chiaramente ai licenziati dall'Istituto tecnico l'accesso a qualunque scuola universitaria, il regolamento del 19 sett. 1860 - il primo che doveva procurare l'applicazione della legge! - mentre in ogni altra parte si teneva fedelissimo allo spirito di essa, la violò proprio in quello che è il nodo vitale di ogni legislazione scolastica, nelle disposizioni che determinavano il valore giuridico delle licenze; e stabili (art. 122) che la licenza della sezione fisico-matematica dell'Istituto, non solo abilitava ad e rifinizione di pelli, costruzioni, cotonificio, incisione e tipografia, incisione industriale, industria dello zolfo piriti e soda, lanificio, lanificio e canapificio, litologia, meccanica, meccanica e costruzioni (corrispondente alla fisico-matematica), mineralogia industriale, mineralogia e metallurgia industriale, ragioneria, marina mercantile, scuola superiore di nautica e costruzione navale, setificio, strumenti scientifici, telegrafia. Cfr. MORPURGO, L'istruzione tecnica in Italia, pp. 7 sgg. 4 Vedi la relazione che precede il regolamento del 19 settembre 1860 nel Codice della istruzione secondaria classica e tecnica e della primaria e normale, Torino, 1860, p. 249. 361 BibliotecaGino Bianco
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