La riforma della scuola media e non c'è nulla di strano se ignorano "che cosa sia la similitudine o in che differisca il settenario dal decasillabo. 11 Niente, dunque, stilistica o rettorica o arte del dire, o comunque si vogliano chiamare siffatte superfluità; niente esercitazioni letterarie sulle bellezze arcadiche della primavera e sui dolori che lo scolaro non ha ancora provati: basta che esso sappia scrivere una lettera di affari o una relazione o qualcosa di simile, con chiarezza, con ordine, con precisione, e senza mettere nell'Italia piu di una sola g.25 Ma perché questo sia possibile, occorre che l'insegnante d'italiano sia un uomo d'esperienza, sia in grado, per esempio, di spiegare da quali cause è determinato il prezzo del grano, e possa capire e correggere la relazione di un supposto fattore di campagna sul raccolto del grano; possa dividere la classe in due parti, supporre che le due parti rappresentino due case di commercio che si trovano in relazione, e far consistere i componimenti in lettere d'affari che si scambiano le due aziende. Ma quale alunno delle nostre Facoltà universitarie, dopo quattro anni di latino e di filosofia, dopo aver fatto una buona tesi su una piu o meno importante questione scientifica, privo di cultura economica e di cultura giuridica, incapace il piu delle volte di riguardare le note della lavandaia, potrebbe insegnare l'italiano in quel modo? Un ottimo professore di Liceo deve essere pessimo professore di scuola popolare.26 Un diplomato, invece, da una Scuola superiore di commercio, per esempio da quella di Venezia, ha studiato lettere italiane per tre anni, eppoi geografia economica, e merceologia, e diritto, e storia del commercio, ed economia politica, e pratica commerciale21 : proprio tutto quello che sarebbe necessario al nostro insegnante d'italiano. E dalle stesse scuole ci devono essere dati gl'insegnanti di. lingue moderne, che non devono essere filologi, ma uomini esperti di affari, che adoperino correntemente e correttamente la lingua straniera per gli usi della conversazione e della corrispondenza, e conoscano i metodi necessari ad ottenere che gli alunni facciano altrettanto. Il metodo grammaticale e riflesso dev'essere, pertanto, del tutto bandito da queste scuole. E la lingua straniera da studiare deve essere diversa nelle diverse regioni italiane:, per esem25 Cfr. GABELLI, L'istruzione in Italia, p. 148: "Nelle scuole per tutti bisogna insegnare in modo che non abbia a parere un capolavoro letterario una lettera al fattore. A considerare sotto un aspetto cosi aristocratico la lingua, questo strumento appunto di tutti, siamo noi soli in tutte le nazioni moderne, e per quest'ideale cosi grandioso e cosi elevato scriviamo ogni df peggio, sostituendo il linguaggio figurato al proprio, e introducendo nel pensiero la confusione che andiamo facendo nelle parole." 26 "Ricordo che una volta pensando a ciò che faceva il mio professore di lettere italiane nell'Istituto (non era un 1:tterato, ma un uomo pieno di buon senso), chiesi al mio collega di lettere se non credesse opportuno di sostituire, per gli alunni .di 4° cor~o di r~g~on~ria? ai compiti domestici che avevano per tema argomenti letterari, ~assime D?O_rah, de~cnziom ~1 temporali e di battaglie ecc., altri temi che riguardassero argomenti economici, finanziari, amministrativi. Mi rispose: non posso dare temi su argomenti che non conosco." (Da una lettera privata di un insegnante.) 27 Si veda in un Annuario delle Scuole Superiori di Commercio di Venezia, o di Genova, o di Bari, o di Roma, o nell'Annuario della Scuola Bocconi di Milano, l'elenco della materie professate nelle dette Scuole: lettere italiane, lingue francese tedesca inglese, geografia economica, computisteria, algebra, merceologia, calligrafia, istituzioni di comm~rcio, eco~om!a politica, pratica commerciale, storia politica e diplomatica, diritto amministrativo e costituzionale, diritto e procedura penale, ecc. ecc. 353 12 b1011otecGaino Bianco
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