Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scòlastica tica; ditegli che il suo programma è di fornire ai giovinetti del proletariato superiore e della minuta borghesia la cultura aritmetica e geometrica richiesta dalla pratica giornaliera dei commerci, dell'agricoltura, dell'industria; e la Scuola non fallirà al suo ·scopo, come falliscono ora le Scuole tecniche specializzate coi loro dottori laureati in scienze matematiche. Questo medesimo professore, che insegnerà aritmetica pratica e calcolo commerciale, potrà dare anche quelle nozioni elementari di ragioneria, estimo e pratica commerciale, che insieme all'aritmetica pratica e al calcolo commerciale costituiscono oggi l'insegnamento della computisteria. E a questi insegnamenti potrà benissimo aggiungere la calligrafia, in cui avrà pur dovuto addestrarsi nella Scuola Superiore di commercio: beninteso che la Scuola popolare non deve preparare periti calligrafi o specialisti in arte calligrafica, come pensano tanti insegnanti di calligrafia, i quali da bravi specialisti trovano strano che i disgraziati alunni caduti nelle loro unghie non conoscano tutte le piu strane e artificiose scritture di questo mondo: la Scuola popolare superiore ci deve solo dare alunni che scrivano con chiarezza ed eleganza per gli usi della vita pratica. E l'insegnante, nelle cui mani si saranno cosf concentrati tre insegnamenti, sorveglierà la calligrafia degli alunni anche quando studiano calcolo commerciale e computisteria, e potrà coordinare le esercitazioni di aritmetica e di geometria coi problemi di computisteria. Non avremo piu allora tre materie malamente divise fra tre insegnanti, dei quali ognuno va per conto suo, e il matematico non bada alla calligrafia, e il calligrafo sceglie per le esercitazioni parole sconclusionate, e il computista è spesso obbligato a raddrizzar le gambe al matematico; ma avremo un solo insegnamento tripartito, che varrà per nove, perché il medesimo insegnante farà sempre nello stesso tempo un viaggio e tre servizl. Lo stesso professore d'italiano non deve essere un letterato puro: deve essere una persona pratica, la quale scriva correttamente e sappia educare gli alunni a scrivere correttamente di cose pratiche, e comprenda che l'insegnamento dell'italiano deve servire ai fini del futuro commesso di negozio e non il futuro commesso di negozio deve servire ai fini dell'italiano. Giovanni Lanza 24 bis qualche volta scrisse - dicono - !taglia con la g: e questo non gl'impedf di diventare ministro e di essere, dopo morto, monu- ·mentato come qualunque altro. Ora noi non pretendiamo che i commessi di negozi di mode, e i piccoli fattori di campagna, e i controllori delle ferrovie, e gli uscieri della Banca d'Italia debbano imitare sistematicamente l'ortografia dei ministri: diciamo solo che possono benissimo non essere educati al "senso nativo del bello" e ai "delicati sentimenti delle grazie"; 24 bis Giovanni Lanza (1810-1882). Deputato di Frassineto, Occimano, Vignale, Torino II, e Casale nelle legislature I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, X, XI, XII, XIII, XIV. Dopo essere stato all'estrema sinistra si accostò alla destra storica. Fu ministro della Pubblica Istruzione con Cavour. Come ministro fu strenuo difensore dell'autorità dello Stato in materia di insegnamento. Fu Presidente del Consiglio dal 1869 al 1873. [N.d.C.] 352 BibliotecaGino Bianco

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