1A riforma della scuola media un al~o 1~ scriv~no, un terzo il computista, un quarto l'agricoltore, un quinto l'ispettore di pesi e misure: e sarà appena se uno in cento si dedicherà proprio a studiare.24 . Ma è assai difficile, per non dire impossibile, che insegnanti educati nelle nostre Facoltà universitarie a stud1 puramente e disinteressatamente scientifici, riescano a dare alla loro opera educativa un indirizzo diverso da quello che gli hanno finora dato: saranno sempre scienziati e filologi puri, e la costituzione del loro pensiero li trarrà sempre lontani dalle necessità concrete della vita reale. Non si può insegnar bene, se non ciò che c'interessa e costituisce il centro stesso della nostra personalità mtellettuale. L'insegnante di scienze fisiche e naturali di una Scuola popolare superiore o tecnica a tipo agrario deve essere un agronomo che esca dalle Scuole superiori d'agricoltura, fornite di corsi magistrali. In una Scuola a tipo commerciale ponete un merceologo, il quale esca dai corsi normali di una Scuola superiore di commercio. In una Scuola a tipo industriale entri un ingegnere industriale preparato da una Scuola d'applicazione. E cos1 non si avrà piu l'assurdo di affidare, come si fa oggi nelle Scuole tecniche specializzate, ad uno scienziato puro l'insegnamento teorico delle scienze naturali e poi ad altri insegnanti la merceologia o la meccanica o l'agraria, moltiplicando i maestri con aggravio del bilancio, e sottoponendo gli alunni a un dannoso sperpero di lavoro fra maestri il cui indirizzo intellettuale è essenzialmente diverso e che non riesciranno mai a coordinar bene la loro opera. Nella nostra scuola, invece, il merceologo o l'agronomo o l'ingegnere penseranno essi a dare via via agli alunni quelle nozioni scientifiche generali, che sono il presupposto delle singole specialità; ma anche nel dare queste nozioni generali, invece di sperdersi in astrattezze inutili, saranno portati naturalmente dalla forma stessa della propria cultura a tener sempre d'occhio le applicazioni pratiche utilitarie. Finché l'insegnante di matematica sarà un matematico puro educato alla scienza pura delle Facoltà universitarie, egli eserciterà sempre i suoi alunni con acrobatismi logici, perché non concepirà mai la possibilità che si possa fare altro; e sarà perfettamente inutile dire al maestro nei programmi di matematica che egli non deve perder tempo in rigide dimostrazioni o in definizioni sottili: il programma della scuola è la testa del maestro, e se questa è piena di vaste astrazioni e di sottili definizioni, potete essere sicuri che non darà altro, a dispetto di tutti i programmi scritti, di tutte le istruzioni e di tutte le circolari. Ponete, invece, a insegnar matematica un uomo, il quale in una Scuola superiore di commercio abbia studiato non solo algebra, ma anche calcolo mercantile e pratica commerciale, e geografia economica, e diritto commerciale e merceologia: un uomo, insomma, il cui pensiero si muova continuamente nella realtà pra24 L'istruzione in Italia, pp. 374-5. 351 BibliotecaGino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==