Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La riforma della scuola media La S_cuolapopolare superiore, insomma, deve essere una vera e propria scuola di cultura: cultura modesta quanto si vuole, adattata opportunamente ai bisogni locali, ma cultura. Il suo ufficio non consisterà nell'abilitare immediatamente gli alunni alla pratica di un dato commercio o industria o mestiere. Il mestiere vero e proprio gli alunni lo impareranno in seguito nell'officina, sul terreno, nel negozio, meglio che non possano farlo nella scuola; e nel comunicare all'apprendista i processi e gli accorgimenti dell'empirismo giornaliero un intelligente operaio riescirà sempre meglio che il piu abile professore scienziato. Ma soltanto la scuola può dare al futuro lavoratore ciò che nessun pratico, per quanto esperto e sagace, gli darà mai col semplice aiuto delle nozioni empiriche: la capacità d'illuminare, fecondare, perfezionare, ampliare la pratica per mezzo delle conoscenze teoriche; l'attitudine a scorgere nuovi rapporti fra i fenomeni che occorrono nel lavoro giornaliero e a trarne tutti i vantaggi, ad esercitare con intelligenza e con spirito d'iniziativa la professione.21 La scuola deve a questa classe di alunni impartire, anzi che una istruzione manuale ed empirica, una cultura pratica, mediante cui l'alunno, piu che essere ·abilitato al guadagno immediato, sia fornito di un sistema di conoscenze scientifiche organizzate in modo che egli possa trovare in esse un'utile guida attraverso le future necessità pratiche della vita. E questa che abbiam chiamata cultura pratica, se può considerarsi come "cultura generale" di fronte all'empirismo quotidiano, non ha nulla da vedere con la enciclopledia teorica che ingombra le Scuole tecniche attuali: il programma di chimica, per esempio, di una scuola popolare a tipo agrario, non può coinciproponiamo] en école pratique de commerce et d'industrie, on a fait fausse route ... Les parents veulent que leurs enfants continuent des études générales pendant trois ans; ils veulent un enseignement primaire supérieur qui complète les notions reçues à l'école primaire élémentaire. 11s veulent des connaissances pratiques, certes, mais des connaissances générales. Les écoles pratiques de commerce et d'industrie ne supplèent pas à celles-là: ce sont des ateliers, des bureaux. Elles n'ont pas la mème valeur éducative. Elles n'impriment pas la mème discipline à l'esprit. Elles ne l'elargissent pas de la mème façon. Elles l'enferment trop dans l'apprentissage mécanique du métier" (Enquéte, II, 115-6, 120). Cfr. opinioni analoghe in Inghilterra: MORESCHIe BARDELLI, Gli Istituti tecnici e le Scuole tecniche in Italia, pp. 23-24. Per questo conteneva un grave errore il progetto di riforma scolastica dell'on. Gallo, che voleva trasformare le Scuole tecniche in scuole d'arti e mestieri, di commercio, ecc. E alla Scuola popolare superiore si applicano benissimo le considerazioni che la circolare ministeriale del 20 ottobre fa per la V e VI elementare: "Da un canto è necessario che le scuole popolari si liberino del tutto da quelle antiche tradizioni del formalismo e del verbalismo fin qui, quasi esclusivamente 1 imperanti; ma d'altra parte devesi evitare ch'esse ca?ano n~ll'eccesso opposto trasforman~os1 addirittura in scuole d'arti e mestieri in vere e propne officme. La scuola popolare deve impartire quella cultura, nella quale s'~nestano i vad mestieri, .a:ia non _può specializzarsi a tal punto da dover esclusivamente servire un particolare gruppo d1 alunni. Sarà, dun9u:, scuola popolare generale, cui abbiano interesse di ~cceder~ t~tti ~ figli del _Popolo pe_r l;Illghorar7 la loro cultura; si abbia riguardo per grandi lmee a1 bisogni delle vane popo~az10m scolastiche1 ma si rifugga da particolarismi eccessivi, i quali non potrebbero che favonre un gruppo d1 alunni a detrimento d'altri" ("Bollettino," 1907, p. 3143). . 21 Cfr. GABELLI, L'istruzione in Italia, p. 37~: "Le scuole non. pos~ono servir~ a _procac: darsi il pane in fretta e in furia, come vorrebbe 11 volgo, che le tiene m conto d1 strumenti di guadagno e null'altro. Chi vuol fare lo stipettaio o l'orefì~e non PU? preten~ere eh~ la scuola gli dia le abilit~ necessarie al suo m~stie~e. Volen~o acqm~tarle e~h deve ~~volgersi a scuole apposite, o megho alla bottega o all officina. Ma. e. pur~ mn~gab1le ~e ptu le s~uole sono invase dal popolo, piu è necessario che servano at b1sogm s_uo1..~e~che la d~mocraz1a ~~n ha tempo da perdere, conviene che l'alunno ne tragga certe ab1tud;1111mtellettuah adoperab1l} nel mondo in cui deve entrare, n'esca sveglio, pronto, a"':'ed~to, abituato. a, trar p~ofìtt~ dell esperienza, disposto in guisa da poter diventare in tutta la vita 11 maestro d1 se medes1mo. 349 BibliotecaGino Bianco

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