Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica e terminava invitando con un ordine del giorno il Governo a presentare prima che si chiudesse la sessione legislativa "un disegno di legge per la istituzione di scuole che siano di · complemento alle elementari e abbiano intenti sicuramente pratici." · Se la legge fosse arrivata alla discussione e all'approvazione parlamentare, l'ordine del giorno sulle scuole complementari e pratiche avrebbe riportata senza dubbio l'unanimità; ma sarebbe stato eseguito? Chi pensi come la unanimità sia quasi sempre la onorata sepoltura degli ordini del giorno, che invitano il Governo a far qualcosa di urgente e di necessario, dubiterà molto che a quell'ordine del giorno potesse toccare miglior fortuna; e il dubbio diventerà certezza, quando si consideri che a risolvere il problema in discorso, non solo occorrono notevoli risorse finanziarie, ma bisogna superare molte e complesse difficoltà d'indole tecnica per adattar le singole scuole ai bisogni dei singoli paesi e non cadere nel bizantinismo accentratore e livellatore. Avremmo avuto, dunque, la scuola media unica, ma senza le scuole complementari e professionali; e la moltitudine "diversa e confusa" si sarebbe volta a urtare le porte dei nuovi istituti, come aveva già invaso tumultuariamente gli antichi. Né i quattro anni di corso, né il nome di Ginnasio, né la paura del latino - povero latino, ridotto alla funzione di spaventapasseri! - sarebbero valsi a metterla in fuga; perché questa smania di istruzione e di luce che affatica ora le classi popolari, non si soffoca né col latino, né con le tasse, né con le leggi piu spietate, ma deve essere secondata e incanalata per la sua via; e quando le classi agiate, avide ed egoiste, non si preoccupano se non delle proprie scuole e trascurano le scuole del popolo, questo invade in mancanza di istituzioni piu adatte le scuole dei ricchi, e le perturba, e le disorganizza, e punisce la spensieratezza dei padri frastornando la educazione dei figli. Quando nel definire i caratteri di una istituzione - osservava con grande buon senso il Ciccaglione contro il progetto Martini - viensi a provare che essa non potrà avere vita rigogliosa e produttrice di bene senza l'esistenza di una istituzione parallela, il legislatore ha il dovere, per non dire altro, di rivolgere le sue cure all'una e all'altra, né contentarsi di stabilire l'una ed esprimere un voto platonico per l'altra. Il relatore si· accorge che l'unica scuola che egli propone non può bastare a tutte le esigenze del moderno Stato; egli sa che sonvi delle classi sociali, che, pure avendo bisogno di non fermarsi alla istruzione impartita nelle scuole elementari, non possono al tempo stesso accedere a quella della scuola secondaria; e non si affretta a stabilire una nuova scuola, né si sforza a modificare/ il tipo della scuola proposta tanto da renderla acc_essibile anche a queste altre classi sociali, i cui interessi per lo stesso bene nazionale non possono essere trasandati ... Egli stesso vede che a raggiungere il secondo scopo che oggi si propone la Scuola tecnica, di mettere cioè in grado coloro che la frequentano di esercitare senza ulteriori stud1 una professione minore, c'è necessità assoluta di istituire una nuova scuola che abbia il carattere di professionale; e tuttavia dice che. non era nel suo compito, né poteva essere nel suo disegno, occuparsi di quest'altra istituzione! Il medesimo legislatore, che definiva i caratteri e assegnava i giusti limiti dell'istruzione secondaria, doveva definire ed assegnare i limiti dell'istruzione che egli chiamava pratica e di complemento. Non potevano esservi due progetti per trattare con intenti simili 338 Bibliote-caGino Bianco

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