Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica la istruzione preparatoria a stud1 ulteriori è cosi profondamente sentita, che - come abbiamo già accennato - gli stessi bambini dai 6 ai 1 O anni sono istruiti in due ordini di scuole distinte, secondo che le famiglie desiderano per i loro bambini la sola istruzione popolare, oppure pensano di farli procedere in seguito per le scuole medie. E una prova caratteristica dell'assoluta inconciliabilità dei fini educativi di una scuola complementare e di una scuola preparatoria ci è data dalle nostre scuole coloniali. Nelle colonie i certificati di studio non hanno il valore che posseggono nella madre patria, anzi non hanno nessun valore: cioè, mentre nella madre patria lo Stato attribuisce alle licenze alcuni determinati diritti per l'ammissione ai pubblici impieghi, e perciò molti alunni vanno a scuola, non tanto per studiare quanto per avere la licenza, senza della quale il deputato protettore non potrebbe far ottenere l'impiego; nelle colonie non vi sono né deputati, né impieghi governativi, né provinciali, né comunali; nelle colonie si va a scuola per imparare, e spesso si studia senza darsi neanche la cura di prendere la licenza, perché la licenza vera la dànno le aziende private nel momento in cui assumono i giovani nei loro impieghi. Gli alunni, quindi, non sono nelle mani del maestro materia passiva, ma gli impongono le loro esigenze, e lo costringono a seguire la via richiesta dai loro interessi e non quella tracciata dai programmi, con maggiore energia e prepotenza che non avvenga nelle scuole della madre patria, dove buona parte della scolaresca inghiotte distrattamente ogni cosa pur di arrivare al sacro-finale foglio di carta. Ora in alcune nostre scuole coloniali, per fare economia, essendo il corso ginnasiale poco frequentato, si è pensato di riunire la scolaresca della Scuola tecnica con la scolaresca del Ginnasio, in modo che gli alunni frequentano in un corso unico le materie comuni al Ginnasio e alla Scuola tecnica, e separatamente le materie differenti: cioè le materie comuni formano un complesso di stud1 complementari e preparatod insieme, e la d'écoles professionelles. La bureaucratie en a pris fort peu: 90 en cinq ans, sur 43.423; 451 sont entrés dans les administrations des contributions et de l'enregistrement, 421 aux postes: vous voyez, ce n'est pas excessif. La grande majorité des sortants fournit des employés de bureau ou de magasins; c'est là la veritable destination; 6.161 sont devenus employés de commerce et 1.~65 employés d'industrie; 739 sont allés chez des architechtes ou des constructeurs. Enfin 6.926 sont entrés comme apprentis ouvriers dans des ateliers industriels... Mais beaucoup reviennent chez leurs parents, commerçants, industriels ou fermiers. Les chiffres sont les suivantes: sont allés chez leurs parents, pour embrasser une carrière industrielle, 2.899 jeunes gens; une carrière commerciale, 2.437; agricole, 3.506... Puisque l'enseignement moderne ne peut _pas nous donner ces contremaitres d'agriculture, de commerce et d'industrie dont on a be5oin au-dessous des chefs qu'il peut donner et très bien, il faut les demander aus écoles primaires supérieures. M. Le Président. En résumé, l'impression que vous retirez de votre expérience récehte, et qui a modifìé vos idées préconçues, est que les écoles primaires supérieures ont un but parfaitement défini, qu'elles ne declassent pas les enfants et qu'elles ne doivent pas se confondre avec aucun autre mode d'enseignement? M. Ed. Petit. Oui: mais il faut davantage orienter les jeunes gens de ces écoles vers le commerce et !'industrie... Si demain les écoles primaires supérieures étaient incitées à se fondre, par mesure administrative, avec les collèges et lycées, vint-cinq mille jeunes gens sur trente- deux mille iraient chez le congréganistes, qui s'organiseraient de suite pour les recevoir et qui ne le verseraient pas dans l'enseignement moderne ... L'enseignement populair supérieur c'èst 'l'enseignement secondaire de peuple,' come l'a appelé M. Compayré. Il est appelé à rendre les plus grands services, pour les situations moyennes, à !'industrie, au commerce, à l'agriculture, qui se trouveront bien d'employer ces certifìés" (Enquete, II, 517-520). 330 Bibliote·caGino Bianco

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