Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La riforma della scuola media massa .degli .a~~nni, si. _i~d~striava_nodi impri~ere all'insegnamento uno spiccato carattere di prauc.ita e. utthta_ 1?1medi~ta p_er la vita; e,. nel .medesimo tempo, preoccupati della sor_te di qu~i pochi 1 quali abbisognavano d istruz10ne teorica per l'avviamento allo_ stud10 del latmo, del francese e della matematica, procuravano di agguerrirli con- ~emen~emente per l'esame. ?nde un lavoro affrettato, affannoso, spesso disordinato e msufficie?te per mancanza di tempo e perché troppo disparato nei fini e nei mezzi; e sovente il cattivo esito dell'esame e la sfiducia nelle proprie forze e nell'ordinamento degli studt Dal canto loro, i professori secondari erano a giusta ragione scontenti delb scai;~a _maturità intellettuale degli alunni, e di dovere indugiarsi su la ripetizione di noziom elementari mal digerite, quando urgeva il bisogno di spingerli all'apprendimento delle cognizioni nuove.36 La legge 8 luglio 1904, riducendo la durata della scuola elementare da cinque a quattro anni, e istituendo una quinta e sesta elementare esclusivamente popolare, ci avrebbe molto avvicinati a una felice soluzione del problema, se avesse raccolti nel biennio popolare tutti gli stud1 necessad agli alunni poveri non destinati a proseguire per le scuole medie, e avesse affidato alle quattro elementari la semplice cura di educare la intelligen~ za degli alunni per quanto l'età lo consenta e condurli a leggere e seri~ vere correttamente e fare speditamente le prime quattro operazioni sui nu~ meri interi e decimali - nozioni di cui tutti di qualunque condizione avranno sempre bisogno. Ma purtroppo il biennio della scuola popolare era istituito in soli 1200 degli 8000 comuni italiani; negli altri comuni non rimanevano se non le prime quattro elementari; e parve strano - al solito! - che vi fossero "uomini e cittadini" destinati a non proseguire negli stud1 dopo compiuti i dieci anni e privi di ogni "cultura generale"; né si pensò che anche volendo storpiare con la cultura generale le scuole elementari dei comuni sforniti di scuola popolare, nulla vietava di lasciarne immuni quelle a cui una scuola popolare succedeva. I quattro corsi elementari, pertanto, invece di trasformarsi in scuole preparatorie e pel biennio popolare e per le scuole medie, conservarono - a somiglianza delle cinque elementari di una volta - il duplice carattere di scuola preparatoria e di scuola enciclopedica fine a se stessa; con questo in peggio che il programma enciclopedico di quelle che erano una volta le cinque elementari, fu condensato tutto nelle quattro elementari di nuova costruzione, come se si trattasse di travasare le cognizioni nella cavità cranica, anzi che di offrire vital nutrimento all'intelletto, senza riguardo alcuno alle leggi che regolano l'acquisizione del sapere; passando sopra alle piu elementari norme che condannano lo 36 Proposte per il coordinamento della Scuola primaria con le Scuole Medie formulate dalla Commissione mista di Professori e Maestri, nominata dalla F.N.I.S.M. e U.M.N.; nella Pagina dell'Unione Magistrale Nazionale, 1° maggio 1906. Anche l'on. Cabrini in un discorso alla Camera del 4 giugno 1901 faceva osservare che la scuola elementare dovrebbe "una buona volta essere fine a se stessa e non in certo qual modo sacrificata alla scuola media, tecnica o ginnasiale. Considerata ~011!-e.una specie di vestibolo del ginnasio e della scuola tecnica la scuola elementare non da 1 frutti che dovrebbe dare. Il maestro è costretto ad esu'lare dal campo pratico, imprimendo. al suo in~egnament,C?un c~ratt~re t>~evalen: temente teorico· cosi che il programma lo costrmge a sacrificare gl mteress1 dei fìgh degh operai, a quelli' dei figli della media borghesia, che proseguono negli stuclì." 323 BibliotecaGino Bianco

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