Problemi di riforma scolastica allargamento alla istruzione elementare, altri quando si vuole preparare la mente a stud1 secondari superiori, altri quando si vuole avviare alla pratica del piccolo commercio e all'apprendimento di un'arte ... 19 Ora se si volesse e si potesse ordinare di pianta la istruzione tecnica di primo grado, converrebbe separare affatto la Scuola tecnica che è di preparamento all'Istituto dall'altra che dà fine al corso degli stud1 con la licenza; e questa seconda Scuola distinguere in due maniere, l'una con due classi che serva di complemento alla istruzione elementare, e l'altra che comprenda l'intero corso che mette capo all'esame di licenza. Ora a questo effetto sarebbe necessaria una nuova legge che modifichi l'altra del 14 nov. 1859. Ma a condurre a fine una legge d'istruzione, per quanto si voglia di lieve momento, si richiede tempo non breve. E il porre rimedio ai mali che travagliano la istruzione tecnica di primo grado è piu che urgente. Onde, lasciando a tempo piu opportuno il riordinarla per legge in modo piu conforme ai dettami della scienza pedagogica, mi è sembrato meglio per ora l'accettare quelle modificazioni che all'uopo furono proposte da una Commissione d'intendenti a questo scopo convocata e dal Consiglio Superiore solennemente approvate. Alla Scuola tecnica si è conservato il doppio carattere, che già aveva acquistato, e di servire di preparamento all'Istituto e di fornire una certa istruzione reale e pratica ai giovani che volessero darsi al piccolo traffico, agli umili uffici pubblici ed alla milizia. Ma si è tentato di meglio avvicinarla all'Istituto, e ristabilire l'anello di unione, che prima mancava, tra l'una e l'altra. I giovani, dopo di avere percorso insieme gli stud1 delle prime classi, nella terza, quando ciascuno è in grado di deliberare scientemente quale delle due vie debba e possa seguitare, o di salire all'Istituto o di entrare nella via del lavoro utile, si dividono in due schiere separate con diverso programma di stud1 e con metodi ed eserciz1 propri e convenienti allo scopo al quale ciascuna di esse mira. 20 Quest'idea era senza dubbio assai meno felice di quella che aveva ispirata la riforma del 1880, non solo perché anticipava di un anno l'obbligo della scelta fra il corso dell'Istituto e il corso complementare, ma anche perché obbligava gli alunni, che non intendevano continuare verso l'Istituto, a finire in tre anni quei molteplici stud1 generici e complementari a cui assai opportunamente la riforma del 1880 aveva assegnato uno spazio di quattro anni. Inoltre, secondo il regolamento dell' '85, le due sezioni del terzo corso non erano del tutto divise; ma vi erano insegna19 Fin dal 1877 in una lettera al Mamiani il Coppino aveva insistito nettamente sulla difficoltà di conciliare nella stessa scuola due fini cosi eterogenei: "Le inquietudini e i timori di quelli che predicano essere necessaria la cultura generale ( = educazione intellettuale multipla), gli stud1 larghi ed educativi per avvezzare il pensiero alle vedute riassuntive, rendere l'intelletto agile, e l'animo aperto ai sentimenti gentili, sono tanto giusti, quanto le lagnanze di chi, badando alle necessità della vita, esige non già idee generali, ma cognizioni esatte, minute, precise, applicabili; maggiore uso di analisi che non di sintesi; l'uomo che sappia non tanto dire come una cosa si faccia, quanto farla, non discorsivo, ma attento, diligente e assiduo; le qualità infine, purtroppo non comuni fra noi, che rendono valente l'operaio e proficue le sue fatiche. Ma noi suderemo indarno ad appagare gli uni e gli altri, indarno ci ostineremo a rimediare e tormentare la stessa scuola, per ispremerne due sostanze cosi differenti, in luogo di risolverci, se due sono gl'intenti, a raggiungerli con due scuole. A che martoriarci per inventare un arnese, che serva a un tempo da ventaglio e da ombrello? ... Ormai è forza che noi pure dividiamo l'istruzione con intenti popolari, diretta alle industrie e alle piccole professioni, da quella piu elevata, piu completa, d'indole piu generale, che mette ai politecnici. Senza questa riforma torneremo sempre a rimestare sterilmente le stesse idee, a ripetere esperimenti che non lasciano attecchire nulla, non riuscendo mai ad appagare due voti che nascono da bisogni opposti e sono non meno giusti che inconciliabili"; parole citate dal GABELLI, L'istruzione in Italia, pp. 177-8. 20 Disposizioni regolamentari, didattiche, orari, istruzioni e programmi d'insegnamento per gli Istituti Tecnici, Roma, Sciolla, 1885, I, pp. 9-12. 316 BibliotecaGino Bianco
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