Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La riforma della scuola media alla Scuola tecnica di fornire una istruzione preparatrice per i piccoli uffici amministrativi e commerciali - fìne, che se fosse rimasto intatto, avrebbe sempre potuto guidare a una utile riforma della scuola - si era aggiunto, non solo di fatto, ma anche di diritto, il fìne di preparare gli alunni all'Istituto: nella battaglia fra le intenzioni della legge Casati favorevoli agli alunni della classe sociale piu modesta e le esigenze della classe sociale piu elevata, quest'ultima riportava vittoria; e da ora in poi nessuno poteva piu contrastare ai piu forti la pretesa di far servire la scuola anche ai propr1 interessi. Le proposte della Commissione del 1870 non rimasero, però, del tutto vane. E servirono di base alla riforma del 1880, promossa dal ministro Coppino, studiata con amore da una. Commissione di cui fu presidente l'on. Boselli, discussa largamente per invito del Ministro dai Presidi degli Istituti tecnici prima che diventasse definitiva, rielaborata da Oreste Casaglia allora capo-divisione dell'insegnamento tecnico, attuata col R. D. 30 sett. 1880 dal ministro De Sanctis. Alle pressioni, che divenivano ogni giorno piu forti, perché fosse subordinata la Scuola tecnica all'Istituto, 14 la Commissione e il Casaglia opposero una ferma e intelligente resistenza. Se si considera - cosi spiegava il Casaglia al De Sanctis i principi della riforma - che in quest'anno scolastico 1879-1880, le 314 Scuole tecniche ebbero 19.450 alunni regolari e 1261 uditori, mentre i 66 Istituti ebbero 6.446 alunni e 912 uditori; se si considera che la cifra degli alunni degli Istituti risulta da quattro anni di corso e quella degli alunni delle Scuole tecniche soltanto da tre; se si considera finalmente che le statistiche non ci dicono quanti degli alunni degli Istituti non provengono dalle Scuole tecniche, si dovrà conchiudere che queste scuole hanno molto maggiore importanza come fine in se stesse, che come corso d'avviamento; giacché piu dei due terzi degli alunni non proseguono gli studi all'Istituto. Appare quindi manifesto che il corso con fine in se stesso è degno di uguali, se non maggiori riguardi che il corso d'avviamento; e bisogna piuttosto subordinare questo a quello, che non quello a questo. Stabilito questo principio, il Casaglia faceva osservare che per un riordinamento fondamentale degli stud1 tecnici il miglior partito sarebbe stato I riunire la Scuola tecnica e l'Istituto in una istituzione sola, lasciando la Scuola tecnica con fine in se stessa affatto indipendente dagli studi superiori, per preparare, con una piu speciale coltura, alle piccole industrie, ai commerci e ai minori uffici amministrativi. Ma perché questo disegno è per ora inattuabile, ho procurato di ottenere il bene possibile proponendo d'aggiungere alla Scuola tecnica un corso complementare di un anno, in cui verrebbero dati insegnamenti speciali di immediata utilità ai giovani che lo frequentano; mentre i primi tre anni avrebbero soltanto studi di coltura generale con avviamento cosi all'Istituto, come al corsò complementare suddetto. Con questa riforma si otterrebbero piu vantaggi. In primo luogo, sarebbe evitato l'inconveniente di riunire nel terzo anno di 14 Nel pensiero dello stesso ministro Coppino, che costituf la Commissione, era allo~a questa la tendenza predominante: la çommissio!le, ~nfa_tti, ~ ."incari~ata. di s~udiare y coord1~ namento degli studi fra le Scuole tecniche e gh lst1tut1 tec01c1"; e. a1 direttori e agi 10se~nant~ delle Scuole tecniche il ministro non chiese nessun parere sulle riforme progettate, ma 1 soh Presidi degl'Istituti tecnici furono invitati a indicare "quale fosse il minimo delle cognizioni necessarie per l'ammissione all'Istituto." 313 BibliotecaGino Bianco

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