Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica Purtroppo non in tutti i punti delle istruzioni e dei programmi si seguf un eguale indirizzo. Il pregiudizio rovinoso della "cultura generale" inquinò fino da principio la Scuola tecnica; nella quale s'introdussero i precetti di rettorica, perché si riteneva necessario anche allora che il gusto degli alunni - di 13 o 14 anni e destinati ad umili uffici! - fosse educato "in qualche modo al senso nativo del bello" e "si disponesse il loro cuore ai delicati sentimenti delle grazie. 118 E come libri di testo per l'insegnamento dell'italiano erano consigliati il Redi, Borghino di Taddeo, gli Statuti della mercanzia di Firenze del secolo XVI, il Saggiatore del Galileo e simili, perché a quei tempi la "cultura generale" voleva che anche i commessi di negozio scrivessero, se non come Galileo, almeno come Borghino di Taddeo: - oggi, in tempi piu leggiadri e men feroci, la cultura generale proporrebbe ai fattorini postali come modello il D' Annunzio. E poiché "la cultura generale convenevole a qualsivoglia persona educata" comprendeva anche allora Muzio Scevola, Odoacre e Masaniello, era naturale che la Scuola tecnica avesse anche lei il suo bravo corso di storia quasi universale, salvo beninteso l'obbligo fatto al disgraziato professore di "limitare il racconto a imitazioni di chi cammini sopra la cresta di monti che deviando né discendendo e accontentandosi di soffermarsi a muovere in giro lo sguardo." E a furia d'infarcire la scuola di "cultura generale," non rimasero se non quattro misere ore alle nozioni di scienze naturali e fisico-chimiche, le quali sarebbero state ben piu necessarie della metafora e di Bartolommeo Colleoni alla cultura di chi avesse voluto essere abilitato agli "umili uffici dell'industria e del commercio": e per giustificare questa lacuna deplorevole, gli autori delle istruzioni non trovavano altro espediente, se non dimenticare, che la Scuola tecnica doveva aver fine in se stessa, e avvertire - contraddizione curiosissima! - che "molti fra gli alunni delle Scuole tecniche passano poi negli Istituti tecmc1, dove di proposito dalle fondamenta imprendono lo studio della fisica e della chimica." E questa sacrosanta "cultura generale" fu impartita a ragazzetti, appena licenziati dall'unico maestro della scuola elementare, per opera di ben sette insegnanti speciali, uno per l'italiano, storia, geografia, diritti e doveri, e uno per ciascuna delle altre sei materie! Avevano ed hanno un bel dire i regolamenti e i programmi e i pedagogisti, che prima e indispensabile condizione perché una scuola dia buoni risultati è la coordinazione e l'unità degli insegnamenti, in modo che, anche quando i maestri sieno piu d'uno, gli alunni si trovino guidati come da un maestro solo ad un umco fine, e si evitino ripetizioni e contraddizioni, si eviti che un pro8 In maniera un po' meno graziosa, ma non meno inaccettabile, sono giustificati i precetti letterari nelle Istruzioni del 1880 e del 1885: "SarebGe strano che i giovinetti uscissero dalla Scuola tecnica senza sapere che cosa sia, per esempio, una similitudine, o in che differisca il settenario dal decasillabo." Sarebbe strano: ecco il ritornello eterno degli ammalati di mania enciclopedica. Negli ultimi programmi del 1898 ogni spiegazione è soppressa: la rettorica si deve insegnare, perché cosi facevano i babbi, e ognuno se la cavi come meglio può. 308 BibliotecaGino Bianco

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