Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica nica, si sforzava di tener fermo il principio che gli stud1 della Scuola tecnica non valessero per sé soli ad avviare verso l'Istituto, e che la Scuola tecnica dovesse servire in modo speciale per quella classe d'alunni che richiedesse un semplice complemento alla istruzione primaria: dovevano le famiglie provvedere da sé a far preparare privatamente i giovinetti che pensassero di andare all'Istituto; e dovevano i professori dell'Istituto respingere negli esami di ammissione coloro che, comunque preparati, non dessero sufficienti prove di capacità. Se non che fondare l'Istituto tecnico come scuola pubblica e affidare alla istruzione privata la cura di preparare ad esso gli alunni, era una contraddizione in termini. Ed era naturale che le famiglie adoperassero, per avviare i loro figli verso la scuola pubblica di grado superiore, quella scuola di grado inferiore, che meglio o meno peggio mostrava di prestarsi allo scopo, e che del resto la stessa legge Casati loro additava. E le due classi di alunni, costrette a convivere nella medesima scuola, dovevano disputarsene il dominio, e imporre a gara le loro diverse esigenze agli ordinatori degli studt Cos1 avvenne che il regolamento del 19 settembre 1860, stretto fra quell'articolo della legge Casati che assegnava alla Scuola tecnica un indirizzo professionale specializzato secondo le opportunità locali, e l'altro che indirettamente le attribuiva una funzione preparatoria a stud1 ulteriori, per conciliare le due esigenze contraddittorie, abbandonò ogni idea di specializzazione, e costru1 le scuole tecniche come istituti di cultura indifferenziata a complemento delle elementari, in modo che da un lato abilitassero gli alunni a certe occupazioni immediatamente lucrative (per esempio, impieghi di fattorini, commessi di negozio, uscieri di amministrazioni pubbliche, scrivani) per le quali si richiede solo un'istruzione un po' superiore alla primaria, con l'aggiunta di qualche studio strumentale (calligrafia, computisteria, disegno) non necessariamente indirizzato ai fini d'un determinato mestiere; dall'altro somministrassero la cultura preparatoria per gli studi tecnici di secondo grado. 4 · L'indirizzo prevalente, peraltro, nei primi tempi, e anche dopo che agli alunni delle Scuole tecniche venne esteso l'obbligo di pagare tasse scolastiche,5 fu quello di una scuola popolare superiore avente fine m se 4 "Definito già da lungo tempo e precisato l'ufficio della Scuola tecnica non fa piu mestieri di mostrare che i figli di povere e laboriose famiglie dovrebbero attingere da essa il mezzo di esercitare con maggior profitto le professioni delle piccole industrie e dei minuti commerci e di conseguire i piu modesti impieghi amministrativi; cosicché la Scuola tecnica dovrebbe bastare anzitutto a se stessa, porgere (come fu ben detto) un'istruzione compit'ta per gli adolescenti che debbono star paghi di tali studi... Ma in pari tempo questa scuola deve avere ordinati i propri insegnamenti in tal guisa ch'essi trovino una continuazione e uno svolgimento non interrotto nell'Istituto tecnico." MoRPURGO, L'istruzione tecnica in Italia; rela7ione ai ministro di Agricoltura, Industria e Commercio (Finali); Roma, Barbèra, 187.5, p. 43. 5 Questo avvenne col R. D. 28 giugno 1866, emanato in forza dei pieni poteri concessi al governo per la guerra con l'Austria. La legge 11 agosto 1870 confermò le tasse stabilite dal R. D. 28 giugno 1860, che erano di L. 5 per l'ammissione, L. 10 per l'istruzione annua, L. 15 per la licenza. Con la legge del 1900 le tasse sono state piu che duplicate: cioè pagano troppo quegli alunni poveri che vanno alla Tecnica per avere una istruzione primaria superiore, senza la pretesa di continuare verso l'Istituto; pagano poco gli alunni agiati, che adoperano la Tecnica come scuola di avviamento all'Istituto. 306 BibliotecaGino Bianco

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